Riforma giustizia – FAQ 22: Cos’è lo Stato di diritto?

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FAQ 22

  • Cos’è lo Stato di diritto?

Un’idea di convivenza molto lontana dalla cultura politica della maggioranza di destra che esprime il governo…

Al cuore dello Stato di diritto vi è, infatti, la convinzione che lo Stato debba esercitare i suoi poteri rispettando regole di diritto che consentano ai cittadini di conoscere in anticipo le conseguenze delle proprie azioni, e cioè di non vivere in balìa di un potere arbitrario. Sotto questo profilo, l’opposto dello Stato di diritto è lo Stato della forza.

Le regole dello Stato di diritto riguardano, anzitutto, la separazione dei tre classici poteri: il legislativo, affidato al Parlamento che rappresenta tutto il popolo e approva le leggi; l’esecutivo, affidato al governo che è espressione della maggioranza parlamentare e dà esecuzione alle leggi; il giudiziario, affidato alla magistratura che punisce la violazione delle leggi assicurandone l’applicazione. Dunque, nello Stato di diritto il potere non è concentrato nelle mani del più forte, ma ripartito tra diversi organi, che devono collaborare tra di loro in vista del raggiungimento delle finalità dello Stato.

Questa idea si è poi evoluta nello Stato di diritto costituzionale, che alla separazione del potere aggiunge la limitazione del potere: cioè prevede limiti in negativo e in positivo al potere, chiunque ne sia il detentore.

Significa che, chiunque abbia la maggioranza, alcune cose non potranno comunque essere fatte e altre andranno comunque fatte.

Per esempio:

Nello Stato costituzionale di diritto oggi vigente in Italia, chiunque governi non può decidere politiche discriminatorie che violino il principio di uguaglianza, né può rifiutarsi di costruire scuole e ospedali (e di assumere il personale necessario), dal momento che sono previsti il diritto alla salute e il diritto all’istruzione. In altre parole: nello Stato di diritto costituzionale, il detentore del potere non può fare tutto quello che vuole, ma è titolare di una discrezionalità politica limitata.

Sotto questo aspetto, non c’è nulla di più lontano dalla cultura costituzionale della frase, che pure sentiamo spesso ripetere da chi occupa la poltrona di Palazzo Chigi, per cui «abbiamo vinto, lasciateci governare».

La Costituzione italiana esprime tutto ciò attraverso la formula impiegata nel secondo comma dell’art. 1 Cost.: «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Nemmeno il popolo sovrano – il soggetto che investe i governanti del loro ruolo – può tutto: anch’esso deve rispettare le forme (e cioè le procedure) e i limiti (e cioè i contenuti in negativo e in positivo) previsti dalla Costituzione.

Ed è chiaro che in tutto ciò il ruolo della magistratura è fondamentale, perché è alla magistratura che spetta intervenire quando non sono rispettate le forme o i limiti.