FAQ 17
In quale misura la dipendenza della magistratura dal potere politico potrebbe incidere sui diritti e sulle libertà dei cittadini?
Due pericoli sono potenzialmente in agguato.
Il primo pericolo deriva dalla possibilità che il governo condizioni la magistratura per reprimere il dissenso. Quando la presidente del Consiglio ha detto, nella conferenza stampa di inizio anno, che «occorre lavorare tutti nella stessa direzione: Governo, forze di polizia e magistratura» stava prefigurando esattamente questa possibile deriva, in cui la magistratura non sarà un potere chiamato a esercitare un controllo sul potere politico, ma diventerà un organo preposto alla collaborazione con il governo, in posizione ausiliaria e servente.
Il secondo pericolo deriva dalla circostanza che spesso nei giudizi si ritrovano su posizioni contrapposte portatori di grandi interessi e semplici cittadini. Si pensi a un utente in lite con una compagnia telefonica, a un correntista contrapposto a un istituto bancario, a un lavoratore licenziato da una multinazionale, ai parenti di un morto sul lavoro alle dipendenze di una grande impresa, a un malato che non riceve le cure cui ha diritto dall’Asl, e via dicendo.
In tutti questi casi, lo squilibrio di forza tra le parti processuali è enorme, ed è chiaro che la parte più forte è spesso in condizione di chiedere e ottenere l’aiuto della politica: è per questo che è decisivo difendere la separazione della magistratura dalla politica.
Solo un giudice realmente imparziale e terzo, pienamente tutelato dall’ordinamento nella sua autonomia e indipendenza, può infatti decidere dando ragione, se così è giusto che sia, alla parte processuale più debole.

