Il 31 dicembre la staffettaMaria Erminia Gecchele “Lena”, responsabile dei servizi informativi della “Garemi”, raggiunge in bicicletta Alte di Montecchio Maggiore per consegnare un messaggio. Fermata da militi che l’attendevano, riesce a ingoiare il documento, ma viene picchiata e portata a “Villa Triste” a Vicenza.
Due giorni dopo è trasferita a Palazzo Giusti a Padova, sede della “Banda Carità”, dove viene torturata sino alla Liberazione senza rivelare informazioni. Nello stesso giorno vengono catturati la staffetta Alberta Caveggion “Nerina” e il partigiano Giovanni Dal Maso “Cavallo”. La fonte indica come infiltratoMatteo Crippaldi, presentatosi come staffetta del Comando regionale.
Responsabili indicati dalla fonte
- “Banda Carità”, reparto speciale italiano del BdS-SD: Mario Carità, Ferdinando Bacoccoli, Umberto Usai, Guglielmo Calandri, Bruno Fanfani, Matteo Crippaldi e altri.
- Un reparto dell’Ost-Bataillon 263.
“Lena” sopravvive; la sua resistenza alle torture ispira la poesiaLa partigiana nudadi Egidio Meneghetti.
Fonte editoriale: Pierluigi Damiano Dossi Busoi (a cura di), Cronistorico e vittime della Guerra di Liberazione nel Vicentino, vol. III, pp. 117–119.
