Alla fine di maggio del ‘44, il terrore si impadronisce delle file fasciste. Si comincia a pensare ad un ripiegamento oltre l’Appennino. Gli Alleati, dopo la conquista di Roma, avvenuta il 4 giugno, possono ora lanciarsi all’inseguimento della Wehrmacht. A partire dagli inizi del giugno ‘44 comincia lo sfollamento vero e proprio, inizialmente caotico, poi più regolare. Già dalla fine di marzo si è pensato di dare vita sia ad un fascismo clandestino nell’eventualità di un’occupazione da parte degli angloamericani, sia ad un piano di sfollamento efficace ed efficiente per portare in salvo il numero più alto possibile di fascisti. Ma è con una circolare segreta dell’11 giugno ‘44 che Alessandro Pavolini stabilisce le direttive essenziali per il ripiegamento: “[…] a) fascisti che per essere particolarmente conosciuti o comunque perché volontariamente scelgono questa soluzione debbono trasferirsi al nord...con le rispettive famiglie. b) massa dei fascisti meno noti...proponendosi di mimetizzarsi con l’ambiente...Tali fascisti debbono avere la consegna di alimentare localmente un fascismo clandestino... c) nuclei di attivisti. Elementi scelti e particolarmente idonei che accettino di costituire bande, di dare vita ad un ribellismo fascista od anche, in accordo con le autorità militari germaniche, si mettano a disposizione per attentati terroristici, radio clandestine.
Fonte editoriale: Pierluigi Damiano Dossi Busoi (a cura di), Cronistorico e vittime della Guerra di Liberazione nel Vicentino, vol. II, pp. 116.
