Lo sciopero generale proclamato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per i giorni 1-8 marzo del 1944 non è soltanto “il più importante sciopero in Italia dopo vent’anni di dominio fascista, fu anche il più grande sciopero generale compiuto nell’Europa occupata dai nazisti” (Lutz Klinkhammer). In precedenza, soprattutto nei mesi di novembre e dicembre 1943, nelle industrie del Nord sono scoppiati numerosi scioperi, indetti per ottenere aumenti salariali e per protestare contro la mancanza di generi alimentari, ormai reperibili solo sul “mercato nero”. Di fronte a quelle manifestazioni operaie le autorità tedesche operanti in Italia, in particolare l’ambasciatore plenipotenziario Rudolph Rahn, hanno evitato di procedere in modo rigidamente repressivo e hanno preferito accettare parte delle richieste salariali, pur di garantire quello che loro importa, cioè la continuità della produzione. Anche se questa flessibilità non può ovviamente giungere fino a subire, senza reazione, uno sciopero che avesse come obiettivo la fine del fascismo e dell’occupazione nazista.
Fonte editoriale: Pierluigi Damiano Dossi Busoi (a cura di), Cronistorico e vittime della Guerra di Liberazione nel Vicentino, vol. I, pp. 160.
