Già negli ultimi mesi del ’43 sono comparsi manifesti del governo di Salò che incitava gli operai italiani ad andare a lavorare in Germania. Ai primi del ’44 è intervenuto lo stesso “Capo della Provincia” Neos Dinale per sollecitare podestà e commissari prefettizi a “svolgere intelligente, proficua opera di propaganda fra le messe lavoratrici affinché numerose siano le adesioni”, atteso che “i lavoratori italiani possono con l’apporto del loro apprezzato lavoro concorrere efficacemente al sempre maggior potenziamento della gigantesca industria bellica tedesca e contribuire, così, validamente alla vittoria”. Il tono della circolare è in bilico tra il burocratico e il retorico, mentre molto più concreta, dettagliata e ultimativa è la circolare che il commissario federale Giovanni Battista Caneva invia il 7 febbraio ‘44 a tutti i reggenti del fascio repubblicano della provincia. Essa inoltre è tanto più significativa in quanto, a differenza di quella di Dinale, ci dice che il potente alleato germanico non ha solo bisogno di operai per la sua gigantesca industria, ma altresì di agricoltori per risolvere l’altrettanto grave problema alimentare.
Fonte editoriale: Pierluigi Damiano Dossi Busoi (a cura di), Cronistorico e vittime della Guerra di Liberazione nel Vicentino, vol. I, pp. 152.
