A proposito di … Giuseppe Bottai

Sabato 28 ottobre nella mattinata presso lo Spazio Galla verrà presentato il libro di Angelo Polimeno Bottai “Mussolini io ti fermo. Storia leggendaria di Giuseppe Bottai. Scelse la patria, combattè i nazisti”. Interverrà all’evento il Sindaco di Vicenza Giacomo Possamai e modererà l’incontro il direttore di TVA Vicenza Gianmarco Mancassola.

Nel sito della casa editrice Guerrini e associati a presentazione del libro si legge:

“La vita rocambolesca di Giuseppe Bottai, gerarca tra i più importanti del Ventennio fascista, offre nuovi motivi di riflessione sulla recente e tragica stagione del nostro Paese. Bottai ha rappresentato una figura alternativa che ha creduto in un fascismo diverso. Si è battuto contro la violenza, la propaganda di regime, l’affiliazione al nazismo. Si è esposto in prima persona. Anche sui giornali da lui fondati. Ha pubblicato libri censurati e articoli dei più grandi intellettuali antifascisti. Ha cercato di limitare le terribili conseguenze delle leggi razziali. Ha varato una norma fondamentale per difendere l’arte e il paesaggio italiano. Ha organizzato la «Resistenza dell’arte» per sottrarre oltre diecimila capolavori agli appetiti di Hitler. Lo ha fatto, al culmine del suo dissenso, promuovendo l’ordine del giorno che, il 25 luglio del 1943, ha determinato la fine di Mussolini e del fascismo. E non si è fermato. Ormai cinquantenne, si è arruolato nella Legione Straniera: soldato semplice e sotto falso nome è andato al fronte a combattere i nazisti. Chi altro come lui? Quale altro ex ministro, fascista o no, ha riscattato le proprie responsabilità politiche al punto di rischiare la vita? Eppure la figura di Giuseppe Bottai in Italia continua a risultare scomoda. Per i nostalgici del Ventennio è un traditore.
Per molti antifascisti nessun protagonista di quella stagione ha diritto all’onore”.

Con il fascismo fin dalle origini

Ripercorriamo la vicenda biografica di Giuseppe Bottai partendo dalle note scritte dallo storico Loreto Di Nucci.
Nato nel 1895 Giuseppe Bottai, dopo aver frequentato il Liceo classico Tasso a Roma, partecipa come volontario e in qualità di sottotenente al Primo conflitto mondiale e combatte sul Col di Lana, sul Carso, sul Grappa e in val Sugana; dalla fine del 1917 è membro dei battaglioni d’assalto; ferito, viene insignito con la medaglia di bronzo al valor militare.

Nel 1919 dopo aver collaborato con una rivista futurista si iscrive al fascio romano e presiede l’Associazione romana arditi d’Italia.
Laureatosi in giurisprudenza nel 1921 è fortemente incardinato nel movimento fascista in cui assume incarichi di crescente responsabilità e importanza: corrispondente de “Il Popolo d’Italia”, deputato poi dimissionario per limiti di età, direttore di “La Patria” periodico dei fasci laziali, ispettore del partito per le Marche e gli Abruzzi. Nell’ottobre 1922 partecipa alla Marcia su Roma a capo della colonna abruzzese-marchigiana che da Tivoli punta alla capitale.

Il revisionismo e la sua abiura. Costruttore dello Stato totalitario.

Quando il fascismo assume la responsabilità di governare l’Italia Giuseppe Bottai si emancipa dalle posizioni culturali ardito-futuristiche e insieme a Dino Grandi e a Massimo Rocca abbraccia un orientamento pragmatico e realistico critico dell’intransigentismo di molti ras fascisti e della richiesta di una “seconda ondata” rivoluzionaria.

Il revisionismo di Bottai – di cui è espressione la rivista “Critica fascista” fondata nel giugno 1923, in contrasto con una visione eversiva di un movimento fascista concepito quale rottura radicale rispetto al passato, intende situare il fascismo nel continuum della vicenda storico-politica nazionale. Il pilastro di questo impianto teorico è la concezione del fascismo quale movimento che riprende gli ideali e la spinta propulsiva di un Risorgimento considerato gentilianamente quale “rivoluzione spirituale interrotta” e quindi è erede della destra storica. In questo quadro per Bottai sono essenziali la fusione tra fascismo e nazionalismo, la valorizzazione di uomini quali Alfredo Rocco e Luigi Federzoni, il consenso della borghesia di estrazione liberale e il contenimento dell’impiego della violenza e delle sollecitazioni rivoluzionarie dello squadrismo.

Nell’assassinio di Matteotti Bottai vede l’occasione per una radicale revisione critica del fascismo e per una sostanziale emarginazione dello squadrismo e del fascismo intransigente.

Ma quando Mussolini liquida il revisionismo, critica la normalizzazione, afferma l’impossibilità di processare il fascismo e l’irreversibilità del superamento della democrazia, prima al Gran Consiglio il 22 luglio 1924 e poi quando Mussolini il 3 gennaio 1925 vira decisamente verso l’autoritarismo accogliendo pienamente le istanze dell’intransigentismo, Bottai con una lettera personale e con un articolo su “Critica fascista” si allinea completamente a Mussolini e auspica il ritorno alla normalità ma attraverso le configurazioni istituzionali necessarie per realizzare la rivoluzione fascista. In Mussolini Bottai vede il leader carismatico capace di inaugurare un nuovo corso nella storia d’Italia a cui essere fedele senza riserve.

Bottai tuttavia non rinuncia ad una propria originalità e alla volontà di fornire al movimento fascista un apporto autonomo. La rivendicazione del diritto di critica non trasformano Bottai in un eretico o in un dissidente. Per Bottai infatti il fascista è un regime chiuso in cui ogni critica e ogni iniziativa organizzativa trovano precisi limiti nell’universo concettuale e istituzionale fascista: “Nulla fuori dal regime, tutto nel Regime e per il Regime”. Dunque Bottai accetta e promuove la curvatura totalitaria e dittatoriale del movimento fascista.

Il corporativismo quale pilastro del totalitarismo fascista.

La specificità e l’originalità di Bottai lungi dal poter essere individuate in una inesistente opposizione alla costruzione dello Stato totalitario, vanno riscontrate nella dottrina corporativa di cui Bottai è convinto assertore.
Bottai è, tra i gerarchi fascisti, quello che più spinge verso la trasformazione dello Stato nella direzione corporativa. Bottai è sottosegretario al Ministero delle corporazioni dal novembre 1926 e la Carta del lavoro, approvata nell’aprile 1927 – a seguito di una mediazione tra le proposte della Confindustria e dei sindacati fascisti – nelle sue intenzioni costituisce il documento fondante di una nuova organizzazione sociale anche se è Rocco ad elaborare il testo definitivo.

Ragguardevole è il contributo dato da Bottai alla diffusione della dottrina corporativa: tra il ’27 ed il ’28 Bottai crea la rivista “Il diritto del lavoro”, è poi designato per chiara fama professore di Politica ed economia corporativa presso l’Università di Pisa, nel 1930 fonda la Scuola di perfezionamento di scienze corporative e dirige l’ “Archivio di studi corporativi”.

E’ Ministro delle Corporazioni dal settembre 1929. Per Bottai lo Stato corporativo non è solo il mezzo per contemperare i conflitti di classe, ma è il cardine dell’organizzazione statuale totalitaria che dà vita ad un nuovo assetto sociale in cui il cittadino subordina i propri interessi allo Stato inteso quale sostanza economica e sostanza etica. L’accentuato anticapitalismo delle tesi corporative e la sua propensione antiborghese gli rendono ostili i ceti imprenditoriali sicchè Bottai nel luglio 1932 è licenziato dal Ministero per volontà di Mussolini.

Nominato Presidente dell’Istituto nazionale fascista della previdenza sociale è poi dal gennaio 1935 Governatore di Roma. Partito volontario per l’Etiopia il 7 ottobre 1935 è primo Governatore di Addis Abeba.

La fascistizzazione della scuola e le leggi razziali

Il 22 novembre del 1936 Bottai è nominato Ministro dell’Educazione nazionale: le migliori sue energie sono indirizzate nei confronti da un lato della cultura di cui esalta i contenuti critici, ma all’interno di un disegno di fascistizzazione della società italiana e dall’altro lato dei giovani a cui apre molti spazi oltre il disciplinamento rigido al fine di coglierne il potenziale innovatore ed eversivo e rendere così permanente la rivoluzione fascista.

La Carta della scuola approvata dal Gran Consiglio il 15 febbraio 1939 costituisce la realizzazione più importante di Bottai quale Ministro dell’Educazione nazionale: sul piano pratico la principale innovazione è la creazione della scuola media unica con fusione dei corsi inferiori ginnasiale, magistrale e tecnico, ma sul piano generale l’obiettivo è creare un uomo nuovo integralmente fascista attraverso una “scuola fascista, una pedagogia fascista, una didattica fascista”. Dunque Bottai è l’artefice di una sorta di rivoluzione antropologica in senso fascista pienamente coerente con l’orizzonte totalitario del regime.

Nell’estate e autunno 1938 Bottai – assertore di un antisemitismo non biologico-razziale, ma spiritualistico-culturale fondato sulla tradizione romana e cattolica e su una impronta antiborghese – è tra i più solerti difensore delle antiebraiche e si oppone ad ogni loro attenuazione nel campo dell’insegnamento.

L’entrata in guerra e la caduta del fascismo

Bottai è allineato con Mussolini quando questi decide l’entrata in guerra a fianco della Germania nazionalsocialista.
Nel 1940 fonda “Primato. Lettere ed arti d’Italia”, una delle più rilevanti e raffinate riviste letterarie dell’epoca fascista.

Combatte sul fronte francese e contribuisce in maniera decisiva all’elaborazione dell’ordine del giorno di Grandi che determina il 25 luglio 1943 la caduta del regime. Il suo distanziamento dal fascismo si consuma solo in seguito al catastrofico andamento delle operazioni belliche. In alcune lettere ai familiari evidenzia una esigenza di rielaborazione critica dell’esperienza fascista. Entrato nella legione straniera nell’agosto 1944 combatte contro i tedeschi in Francia e in Germania.

Conclusioni

In conclusione chi è Giuseppe Bottai: un fascista critico, un fascista eretico, un fascista moderato, un fascista liberale o addirittura un antifascista occulto?
Il quadro che emerge è quello di un politico e intellettuale che con una sua originalità e specificità è sempre allineato con Mussolini di cui condivide le scelte fondamentali dalla curvatura dittatoriale al varo della legislazione razziale all’alleanza con Hitler e alla decisione di entrare in guerra a fianco della Germania nazionalsocialista.

Lungi dal concepire un progetto libertario e antitotalitario, Bottai è un uomo pienamente inserito nel movimento e nel regime fascista e opera con costanza in radicale alternativa alla civiltà democratica e per costruire e consolidare lo Stato totalitario.
Del fascismo Bottai è uno dei pilastri fondamentali: una riabilitazione di Bottai si trasformerebbe immediatamente in una riabilitazione del fascismo. Un fascismo che secondo lo storico Emilio Gentile assume tre connotazioni:

1) In relazione alla dimensione organizzativa il fascismo si configura come un movimento di massa interclassista ma con una prevalenza dei ceti medi, organizzato secondo il modello del “partito- milizia” e l’obiettivo è la conquista del potere combinando violenza politica e tattica legalitaria con la finalità di dare vita ad un nuovo regime previo annichilimento della democrazia parlamentare.

2) In riferimento alla dimensione culturale il fascismo coltiva una concezione mitica dell’universo e un sentimento attivistico della vita, abbraccia il culto della volontà di potenza, la concezione assolutista della politica presiede alla volontà di realizzare uno stato totalitario in cui le masse si fondano nella comunità organica della nazione che non tollera la diversità.

3) La dimensione istituzionale del fascismo postula un apparato poliziesco a carattere terroristico che reprime ogni dissenso, un partito unico preposto alla organizzazione delle masse nello stato totalitario con meccanismi di mobilitazione permanente a forte valenza emotiva, un assetto statuale ordinato in modo rigidamente gerarchico guidato da un capo titolare di una sorta di idolatria carismatica, una politica estera espansionista e imperialista.

Gigi Poletto