Poleo, 16 febbraio 2026
A Valentino. Ricordi.
Sono dela Caseta, Valentino.
Un tratto dell’attuale via lungo Gogna in precedenza era via Casetta, la tua, la prima casa ad essere costruita, poi via Casette, perché in seguito se ne aggiunse un’altra.
La mia famiglia è venuta ad abitare li nei primi anni ’50 del sec. scorso.
Venivamo ad attingere acqua con i secchi in Gogna nel bojolo all’altezza della tua abitazione.
Ci si conosceva bene. Il papà Paolo, operaio come i miei genitori, la mamma Mistica, casalinga, la zia Maria dell’acqua “milissia” e poi i tanti fratelli.
Don Giovanni in occasione della benedizione delle case, dopo la nascita del settimo figlio, viste le condizioni della famiglia, rifiutò i pochi soldi, preparati dal papà come offerta . Quanta povertà e fame avete patito! Per aiutare i tuoi, ti sei arruolato volontario tra i Carabinieri. Il papà ti salutò con la raccomandazione: “ Va’ a difendere la patria”. Così allora si insegnava.
E la patria ti mandò in Russia.
E lì sperimentasti la barbarie della guerra, le sofferenze sul fronte russo, il freddo, la fame, la morte in agguato, situazioni che rischiavano di portare gli uomini-soldati a diventare disumani.
Eri arrivato a non tenere più in conto la vita, sparare era, purtroppo, diventato normale, ci confidavi.
Non perdesti, però, la tua umanità: durante la ritirata ti caricasti sulle spalle un soldato italiano sconosciuto, che non ce la faceva più, e gli permettesti di uscire dalla sacca in cui vi eravate trovati.
Lui era scledense. Dopo tanti anni a Schio casualmente vi ritrovaste e lui ti riconobbe con grande commozione reciproca.
E poi la Resistenza: perché?
In nome dell’ideologia comunista?
Tu non sapevi neanche cosa fosse il comunismo: eri cresciuto in una famiglia cattolicissima, a Poleo, dove il curato don Giovanni teneva a bacchetta voi ragazzi e tu eri cresciuto a mangiare più particole che pane, ci hai detto più volte.
Avevi ben capito, invece, cosa fosse il regime fascista, l’avevi sperimentato.
Ritornato, non ti ci volle molto a vedere dove stesse portando, quali drammi tra la nostra gente i nazifascisti provocassero: l’incendio di Poleo, perquisizioni delle contrade, uccisioni, rastrellamenti, arresti, violenze.
Con generosità e coraggio scegliesti di servire la patria, questa volta, insieme a tanti italiani in nome della libertà da conquistare e dei suoi valori democratici.
La Liberazione sfocio’ a Schio nel drammatico epilogo dell’eccidio.
E tu hai pagato, ti sei preso le tue responsabilità, non sei scappato, hai riconosciuto gli errori commessi, sei stato condannato e ti sei fatto 10 anni di carcere, mentre la mamma coraggiosa, madre dolorosa, raccoglieva firme tra le nostre famiglie per implorare clemenza nei tuoi confronti.
In cella hai studiato e hai maturato le tue idee politiche alle quali hai mantenuto fede.
Amnistiato, ti sei rifatto una vita, formato una famiglia dopo aver sacrificato quasi 20 anni della tua giovinezza.
Questi ti hanno segnato dentro, ma ancora con dignità hai saputo affrontare nuove umiliazioni, offese, da parte di nemici e detrattori, senza mai tirarti indietro, nello stesso tempo, dall’impegno di portare avanti i tuoi ideali politici per una società sempre più democratica.
Hai messo a disposizione il tuo tempo anche per l’assistenza di persone ammalate con il gruppo di volontari che in parrocchia era stato costituito.
Hai dimostrato la tua forza d’animo, accettando la riconciliazione con la figlia del podestà, ucciso nella tragica notte dell’eccidio. E’ stata la conferma della consapevolezza di una colpa di cui sentivi il logorio interiore. Hai dato alla comunità un segno di un valore inestimabile umano, civico e cristiano.
A Poleo ricorderemo tutto questo di te, per la tua onestà ti abbiamo sempre stimato e ti abbiamo voluto bene.
Oggi siamo qua ad affidarti alla benigna misericordia di un Padre che, unico, sa leggere il cuore dell’umanità e che, anche a insaputa di questa, Lui non abbandona.
Così, nella tua lunga vita, discretamente Dio ti è stato vicino.
Adesso Egli ti accoglie e ti ripaga delle sofferenze avute con il suo amore infinito.
Ne siamo sicuri.
Dina Mantoan

