Resistenza Oggi n. 3: Razzismo (giugno 2020)

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Per battere il razzismo serve un impegno “PARTIGIANO”: quattro percorsi contro ogni forma di intolleranza

A cura di Michele Zanna

Il virus del “nuovo” razzismo è tornato: fondato più su distinzioni culturali che non biologiche o pseudo- scientifiche. Antisemitismo, islamofobia, antisionismo, xenofobia, insofferenza per chi versa in condizioni di disabilità fisica o mentale. L’odio, i discorsi di odio e le pratiche contro le donne, le invettive contro l’altro: negro, zingaro, terrone, frocio, usuraio, rabbino, puttana sono le parole più utilizzate nei social. L’elenco si al- lunga: neocolonialismo genocida antiindigeni, gli incitamenti alla violenza in rete; la ricerca di capri espiatori a tutti i costi: individui, categorie o gruppi sociali, senza dimenticare le manifestazioni apertamente neofasciste e neonaziste. E poi ancora intolleranza della identità sessuale: omofobia, lesbofobia, transfobia, bifobia. Purtroppo a scorrere le cronache degli ultimi anni in Italia non ci siamo fatti mancare niente: dagli omicidi con l’aggravante dell’odio etnico, agli assalti degli accampamenti di Rom e Sinti; dai cori razzisti negli stadi, alle scritte antisemite sulle porte delle case degli ebrei; dalle aggressioni verbali e fisiche verso gli stranieri ai pestaggi frequenti di senzatetto, omosessuali, diversamente abili.

Contro tutto questo un riferimento immediato lo troviamo nella prima parte dell’articolo 3 della Costituzione italiana:

Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Carta non poteva essere più chiara.

Nonostante ciò sono stati molti, in questi ultimi anni, i tentativi di forzare la lettura del testo costituzionale. Esponenti di destra hanno sostenuto che la Costituzione sembrerebbe rivendicare una politica razzista, proprio perché contiene la parola “razza”: in sostanza si fa dire alla nostra Carta l’opposto di quel che dice. La manipolazione che si vorrebbe mettere in circolo corrisponde all’idea per cui non ci sarebbe proprio nulla di male ad essere razzisti, visto che la stessa Costituzione giustifica il ricorso al discorso della razza.

Nadia Urbinati ha dato una risposta esemplare a questa tesi aberrante: “Venendo l’Italia dal fascismo che nel 1938 approvò le leggi razziali, i costituenti vollero essere puntuali e puntigliosi per non dare adito a nessun dubbio e per non mettere una cortina di silenzio su quella vergognosa pagina della nostra storia nazionale. E hanno fatto lo stesso con le altre identità che furono per decenni ragioni di discriminazione: la classe sociale, il sesso, la religione, la minoranza linguistica, le opinioni politiche. Elencare con precisione le ragioni che avevano giustificato violenze e discriminazioni: questa era una potente strategia, per ricordare e mai dimenticare”. Insomma il razzismo è anti-costituzionale e la Costituzione italiana è la negazione del razzismo.

Più sottilmente alcuni studiosi, prevalentemente antropologi e genetisti, hanno sostenuto che la parola “razza” andrebbe cancellata dall’articolo 3 della Costituzione e da tutti i documenti ufficiali per il semplice motivo che le razze umane non esistono. Quel termine sarebbe una mistificazione, un errore, un significante senza significato, la ve- ste semantica di un concetto fittizio. Una risposta la troviamo nella presa di posizione di uno studioso di vaglia come Michele Ainis: “In primo luogo, il linguaggio dei costituenti rispecchia il loro tempo, il loro vissuto collettivo. Siamo tutti uomini situati, diceva Camus. Non per nulla la Costituzione americana del 1787 parla ancora degli indiani. Loro non hanno nessuna intenzione d’emendarla, e fan- no bene. Giacché ogni testo costituzionale ha un che di sacro, trasmette una sacralità che deriva anche dall’epoca remota in cui fu scritto. Quanto ai costituenti italiani, c’era in quegli uomini la memoria delle leggi razziali del 1938 — si chiamavano così, a torto o a ragione — e c’era la volontà di dire: mai più. Lo stesso sentimento che li spinse a bandire il fascismo, attraverso la XII disposizione finale. Eppure il fascismo è ormai un fantasma della storia; dovremmo allora sbarazzarci anche di quest’altra citazione? No, faremmo molto male. L’antifascismo, qui e oggi, significa opporsi al dominio degli altri su noi stessi, significa resistere alle nuove forme d’oppressione. Dopo- tutto, per chi ne subisca l’offesa, anche il razzismo è una forma di fascismo. E gli ebrei ne sanno qualcosa. In secondo luogo, ogni Costituzione si rivolge a tutti, e perciò parla la lingua di tutti. Se in nome della precisione ospitasse i diversi linguaggi settoriali, diventerebbe un testo incomprensibile per i comuni mortali, senza influenza, senza capacità regolativa. D’altronde il razzismo esiste nel linguaggio comune perché esiste nella vita. Da qui una conclusione e un paradosso: sarebbe razzista cancellare la razza dall’articolo 3, non il contrario. Razzismo inconsapevole.”

Questo nostro terzo “bollettino” non ha lo spazio per soffermarsi su definizioni e dispute di carattere filosofico, religioso o scientifico. Troppe le discipline che hanno affrontato il tema del razzismo per poterne dare conto anche solo in modo sommario. Abbiamo dato un taglio netto a tutte le questioni ancora aperte e imposta- to il nostro percorso sostanzialmente su quattro direttrici. In primo luogo, come è nell’intento formativo della nostra iniziativa, un forte ancoraggio ai libri: ne abbiamo scelti sei che presentiamo con delle recensioni. In una seconda sezione abbiamo raccolto materiali di vario tipo per eventuali approfondimenti. Di seguito fra tutti i regimi apertamente razzisti della storia contemporanea ne abbiamo scelto solo uno: le leggi segregazioniste degli stati del Sud degli Stati Uniti tra gli anni novanta dell’Ottocento e gli anni cinquanta del Novecento. Infine abbiamo fatto ricorso al linguaggio del cinema per richiamare, almeno idealmente, alcuni avvenimenti sto- rici (la Germania nazista tra il 1933 e il 1945; le leggi razziali del fascismo in Italia del 1938; il regime dell’apartheid in Sudafrica; il genocidio in Ruanda) e situazioni problematiche che ancora sussistono in varie aree geopolitiche del mondo.

  1. Vediamo più nel dettaglio iniziando dai libri: due di storia, un pamphlet, due saggi divulgativi e un studio di tipo accademico. All’interno di una bibliografia veramente sterminata ci siamo orientati in prima battuta verso due libri di storia: le ricostruzioni dello storico George Fredrickson (“Breve storia del razzismo”) e Nicolò Bonacasa (“Razzismo ieri e oggi”). Entrambi sono recensiti da due articoli apparsi sul quotidiano “il Manifesto” e hanno l’obiettivo di dare profondità storica al nostro problema. Di seguito si cambia completamente linguaggio e ci si cala nella contemporaneità con il pamphlet di Don Luigi Ciotti: “Lettera ad un razzista del terzo millennio”: entriamo in questo modo all’interno del dibattito politico. I saggi divulgativi sono affidati a due personaggi molto diversi tra loro: il cattolico don Matteo Maria Zuppi (“Odierai il prossimo tuo”) e il laico Luigi Manconi (“Non sono razzista, ma”): alle riflessioni di carattere politico si aggiungono considerazioni di carattere culturale, religioso e civile. Marco Aime, l’autore del saggio accademico ultimo dei libri considerati, è uno studioso di lunga data di questo tipo di problematiche; il suo recentissimo “Classificare, separare, escludere. Razzismi e identità”, lo recensisce un giornalista di vaglia come Ezio Mauro sulle pagine culturali del quotidiano “la Repubblica”.
  2. La seconda sezione del nostro percorso si apre con un interessante articolo apparso sulla rivista “l’Espresso” della giornalista Gloria Riva: attraverso una ricerca di ambito universitario si cerca di dimostrare la forte correlazione tra ingiustizia sociale e razzismo. Seguono un breve articolo di Michele Ainis che si sofferma ad analizzare alcune leggi sul razzismo e l’indicazione di cinque siti che, da prospettive e con intenti diversi tra loro, si occupano tutti dell’argomento da noi affrontato; infine due pagine fitte e piuttosto complesse, ma che vale la pena di leggere con attenzione: riportiamo una parte della mozione che istituisce la “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenome- ni di intolleranza e razzismo”, che vede come prima firmataria la senatrice a vita Liliana Segre. Per i più volenterosi una bibliografia di dieci libri.
  3. La terza parte del nostro percorso si affida a due linguaggi tra loro diversi, ma nello stesso tempo complementari: quello giornalistico che talvolta per la sua raffinatezza può raggiunge le vette della letterarietà e quello della letteratura quando riesce a calarsi nella storia e a testimoniare la realtà sociale. Il bellissimo articolo di Nikole Hannah-Joenes (apparso in Agosto 2019 sul “The New York Times Magazine” e riproposto meritoriamente dal settimanale “Internazionale” nell’ottobre dello stesso anno), ha vinto il premio Pulitzer 2020 nella categoria “Commentary”. Si tratta di un lunghissimo intervento – inevitabilmente da noi tagliato, ma anche linkato per essere letto interamente – in cui la giornalista racconta la lunga storia della schiavitù dei neri africani, della lunga lotta per l’emancipazione, fino a giungere alla attuale situazione della comunità afroamericana negli USA. La giornalista rivendica con orgoglio il contributo della propria comunità nel grande crogiolo americano e le conclusioni sono lapidarie: “Un tempo ci dicevano che, a causa della nostra schiavitù, non avremmo mai potuto essere americani, ma è proprio a causa di quella schiavitù che siamo diventati i più americani di tutti”.
    Nella stessa sezione abbiamo riportato le schede, rigorosamente prese dalle quarte di copertina, di cinque romanzi che rappresentano l’ America nera. Alcuni degli autori sono famosissimi per aver vinto prestigiosi premi nazionali e internazionali: “Il colore viola” di Alice Walker e “Amatissima” di Tonny Morrison premio Nobel per la letteratura nel 1993; Colson Whitehead (due romanzi entrambi premi Pulitzer nel 2017 e 2020) con “I ragazzi della Nickel”. Altri sono meno conosciuti, ma hanno imbastito ottime storie: Paul Beatty “Lo schiavista” e Tayari Jones “Un matrimonio mancato”.
  4. Nella quarta e ultima parte, pur nella consapevolezza che da questo nostro percorso restano fuori tantissime problematiche, ci siamo affidati al linguaggio del cinema: “10 film contro l’intolleranza e il razzismo”. La lunga filmografia sulla Shoah ha prodotto un autentico capolavoro: “Il figlio di Saul”; il linguaggio del documentario rivela la sua espressione più compiuta nel lavoro di Davide Ferraio e Marco Belpoliti: “La strada di Levi”; l’antiziganismo trova una originale risposta nel film di Jonas Carpignano: “A Ciambra”. Ma la di- scriminazione etnica può albergare anche nella civilissima Svezia, che viene raccontata in “Sami Blood”. L’intolleranza verso l’identità sessuale in “Stonewall” conquista un successo di critica e di pubblico. Sui diversamente abili abbiamo scelto un classico come “Il mio piede sinistro”. “Hotel Rwanda” può ben rappresentare tutti gli stermini avvenuti nel secondo dopoguerra, mentre “Detroit” fa parte di quella cinematografia americana che non ha paura di affrontare le problematiche più scottanti. Infine sono alcune figure particolari di donne le protagoniste di “Lilja 4-Ever” e “Il vizio della speranza”.

    Il virus del “nuovo” razzismo non è stato debella- to: ha solo assunto forme nuove (si pensi alla vasta zona grigia che si è creata in questi ultimi anni intorno alla xenofobia e alla exofobia) che devono essere culturalmente studiate e politicamente combattute. In questa ottica, per concludere, accenniamo ad alcune ricerche molto recenti che tentano, con modalità e strumenti di- versi, di radiografare la situazione italiana su questo versante.

    L’associazione Lunaria pubblica focus tematici, rapporti di ricerca e libri bianchi: l’ultimo dossier risale al gennaio del 2019; sul sito cronachediordinariorazzismo.org si può consultare un database di 6800 casi che offrono una narrazione dal basso del fenomeno del razzismo. L’organizzazione Save the Children, in occasione della Giornata internazionale contro le discriminazioni il 21 marzo 2020, ha documentato, con una serie di sondaggi, come il linguaggio dell’odio è fortemente presente anche tra i più giovani e che il 90% degli studenti delle superiori è stato testimone diretto di comportamenti discriminatori nei confronti di amici e compagni. Una ricerca condotta da attivisti di Amnesty International Italia, nel mese che ha preceduto le elezioni europee del 26 maggio 2019, ha passato al setaccio oltre 100 mila tra post e messaggi prodotti dai politici candidati al Parlamento europeo e utenti che li hanno commentati: si va dai messaggi con accezione positiva a quelli problematici, fino al vero e proprio hate speech, il discorso d’odio sanzionabile anche penalmente.

    L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), emanazione del Ministero dell’interno, nel gennaio 2020 ha organizzato un convegno a Roma dal titolo significativo: “Le vittime dell’odio”; i dati presentati dal prefetto Rizzi documentano il raddoppio dei reati discriminatori di etnia, nazionalità, religione dal 2016 al 2017. Infine l’Osservatorio Italiano sui diritti, (documentazione disponibile sul sito voxdiritti.it) nella sua ultima “Mappa dell’Intolleranza”, datata dicembre 2019, riporta dati allarmanti sull’antisemitismo che cresce rispetto alla precedente rilevazione effettuata a maggio del 2018.

    I concetti e le pratiche razziste possono dunque presentarsi ovunque: persino chi è vittima di razzismo può a sua volta essere razzista, allo stesso modo in cui è possibile osservare strane «asimmetrie» tra i razzismi coltivati da una parte delle élite e le varie forme di intolleranza che sorgono in minoranze emarginate e discriminate. Per dirla con il filosofo spagnolo Fernando Savater “mentre le contese ideologiche e religiose possono qualche volta essere risolte, non c’è possibilità di riconciliazione per lo stupido odio razziale”; noi dell’Anpi ne siamo consapevoli e di conseguenza oltre che fieramente antifascisti, siamo altrettanto impegnati contro ogni forma di razzismo.