Bortoloso Valentino “Teppa” (1923 – 2026)

Valentino Bortoloso Teppa

Valentino Bortoloso, il partigiano “Teppa” è morto questa notte, a 102 anni, nei locali de “La Casa”, dove aveva scelto di passare gli ultimi anni della sua vita. Abbracciamo il fratello, le nipoti, i nipoti e i loro familiari ed esprimiamo le sentite condoglianze dell’ANPI della Val Leogra e provinciale.  Valentino ha vissuto oltre un secolo spendendosi per la causa della libertà, della pace, dei diritti. Ha partecipato da protagonista alla Resistenza, la pagina più bella e significativa della storia del nostro Paese nel secolo scorso. Il suo impegno nella lotta di Liberazione è stato riportato in varie pubblicazioni e, di recente, nell’intervista rilasciata al “Memoriale della Resistenza italiana” curato da Laura Gnocchi e Gad Lerner.

Piangiamo un valoroso partigiano e un uomo che ha saputo vivere a lungo e intensamente, con caparbietà e coraggio, superando le difficoltà e i drammi che ha dovuto affrontare.  

Nato a Schio il 24 marzo 1923 da papà Paolo e da Mistica Cerbaro, primo di undici fratelli e sorelle, a 19 anni si arruolò volontario nei Carabinieri reali per evitare di andare in guerra. Venne invece inviato sul fronte russo con l’unico Battaglione di carabinieri mobilitato nell’Armir. Dopo la sconfitta militare e l’ordine di ritirata, percorse ottocento chilometri, buona parte a piedi, fino ad un punto di raccolta dal quale venne rimpatriato.

Nel maggio 1944 entrò nella Resistenza, nel primo Btg. “Apolloni” e quindi nel Btg. “Ramina-Bedin” della Brigata “Martiri della Val Leogra” partecipando ad importanti azioni: dai recuperi di armi ai sabotaggi; dalla liberazione di Antonio Canova “Tuoni” dall’ospedale “Baratto” alla battaglia finale per la liberazione della città del 29 aprile 1945. Gli venne riconosciuta la qualifica di partigiano combattente con il ruolo prima di “Ispettore di Battaglione” e poi di Brigata.

Il 7 luglio 1945 partecipò con altri partigiani all’Eccidio di Schio, che ha segnato indelebilmente la storia della città e la vita di Valentino, nel corso del quale vennero uccise 54 persone compromesse in forme e modi diversi con il fascismo. Venne infatti condannato per il delitto compiuto e scontò 10 anni di carcere, pagando così il suo debito con la giustizia. Durante gli anni trascorsi in carcere ha studiato, scritto e partecipato alle attività sociali concesse ai detenuti, dando concreta applicazione all’articolo 27 della Costituzione che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

E’ poi rientrato a Schio, ricoprendo incarichi di primo piano nel suo partito, il Partito Comunista Italiano, nell’ANPI, nella CGIL e nell’ARCI. E’ stato per molti anni protagonista della vita democratica, sociale e civile di Schio e della Provincia, secondo i principi costituzionali dell’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. 

A metà anni ’80 si è ritirato da ogni incarico per evitare che la sua presenza venisse strumentalizzata contro le Associazioni che dirigeva o alla cui attività collaborava.

L’ha fatto perché proprio in quel periodo è stata nuovamente sollevata una campagna contro i partigiani autori dell’Eccidio di Schio. Da quel momento ha deciso di non prendere più parola pubblicamente, rispettando fino alla fine quel suo impegno. E’ stato molto legato all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, la sua Associazione, che pure ha sempre espresso un giudizio severo sull’Eccidio e sui suoi protagonisti.
Ha sempre respinto con chiarezza ed onestà storica le posizioni delle portatrici e dei portatori di odio che, per fini speculativi e propagandistici, continuano ad agitare la triste vicenda dell’Eccidio, da lui definita “inutile e dolorosa”. 

Scontata la pena, si è sempre comportato da cittadino esemplare, sopportando in silenzio attacchi volgari e ingiustificati, che probabilmente si ripeteranno in questi giorni da parte di coloro che “ufficialmente” invitano ad improbabili pacificazioni.
Ha dovuto subire l’offesa del ritiro della Medaglia della Liberazione, che gli era stata concessa per la sua attività partigiana dal Ministero della Difesa.

Non si è mai lamentato della sua condizione di carcerato. Ha sempre rilevato stizzito, però, che il criminale di guerra Rodolfo Graziani ha scontato soltanto qualche mese di carcere. Costui è divenuto successivamente presidente onorario del MSI, il partito erede del fascismo repubblicano, che ha visto alcuni suoi esponenti di rilievo complottare contro la democrazia e partecipare all’organizzazione di tentativi di colpo di stato e oggi vede suoi ex dirigenti ricoprire incarichi istituzionali rilevanti.

Valentino ha sempre seguito con attenzione e coinvolgimento il dibattito intorno al 7 luglio, compreso il percorso di concordia civica avviato nel 2005, al quale si è richiamato in occasione degli incontri con la figlia di una delle principali vittime dell’Eccidio, sottraendosi alle polemiche e sostenendo e ricercando percorsi che consegnassero alla storia quella dolorosa vicenda.

Per questo si è sempre indignato per la presenza strumentale e provocatoria di fascisti e neofascisti nelle strade di Schio e per l’incapacità o la mancanza di volontà delle istituzioni di impedire questo sfregio alla sua città, che tanto ha dato alla Resistenza e che, grazie al contributo dato alla Lotta di Liberazione, ha ottenuto la medaglia d’argento al valor militare.   

Siamo onorati di averlo conosciuto e frequentato. Addio Valentino. 

12 febbraio 2026

ANPI Vicenza