FAQ 6
Si afferma che la riforma costituzionale riguarda la separazione delle carriere. È vero o no? E cos’è la separazione delle carriere?
La separazione delle carriere implica che giudici e pubblici ministeri non siano tra loro colleghi: che i concorsi d’accesso alla professione siano separati e che nessun collegamento possa esservi tra un ruolo e l’altro.
Di fatto, già oggi è così. È vero che il concorso in magistratura è unico, ma, una volta vinto il concorso, dopo un periodo di formazione comune, i giovani magistrati devono scegliere se svolgere la funzione di giudice o di PM; potranno poi chiedere al CSM di cambiare ruolo, ma per una sola volta, nei primi 9 anni di lavoro, e alla stringente condizione di cambiare distretto di Corte d’Appello (cioè, regione), in modo da non ritrovarsi coinvolti nei medesimi giudizi con il loro precedenti colleghi.
Ciò fa sì che i passaggi da un ruolo all’altro siano appena una quarantina all’anno, su un totale di circa 9.000 magistrati. Ed è davvero ingenuo pensare che si sia cambiata la Costituzione per impedire a 40 persone all’anno di passare da una funzione all’altra, tanto più che, come segnalato dalla Corte costituzionale, a eliminare tale possibilità sarebbe stata sufficiente una legge ordinaria.
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