Riforma giustizia – FAQ 5: Da dove derivano le carenze reali della giustizia?

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FAQ 5

  • Un altro motivo per guardare con sospetto la riforma – e votare NO – è che il vero problema della giustizia italiana non è la separazione delle carriere, bensì la scarsità di risorse, personale e investimenti strutturali. Ed è proprio su questi fronti che il PNRR, pensato come grande occasione di rilancio, ha manifestato limiti importanti, dimostrando l’incapacità del governo e del ministero della Giustizia di far fronte all’emergenza della giustizia nel Paese

ll PNRR prevedeva la riduzione del 25% dell’arretrato penale e del 95% di quello civile entro fine 2024, oltre alla riduzione della durata media dei processi civili del 40% entro giugno 2026.

Anche se la riduzione dell’arretrato civile è stata significativa rispetto al 2019, non ha raggiunto il target richiesto: secondo alcune analisi l’arretrato civile è tornato addirittura a salire nel 2024. Per quanto riguarda la durata media dei processi civili, nonostante un miglioramento, le stime più realistiche indicano una riduzione di circa il 20-25% (dal 2019 al 2024/2025), ben sotto il -40% previsto. Sul fronte del personale, il progetto del PNRR prevedeva l’assunzione di 16.500 addetti all’“Ufficio per il processo” (funzionari, tecnici, amministrativi), ma al 30 settembre 2024 risultano in servizio solo circa 8.804 persone. In termini di edilizia giudiziaria e investimenti strutturali, la spesa finora realizzata risulta largamente al di sotto delle risorse previste.

Il lavoro del personale assunto con il PNRR è stato, in ogni caso, molto importante e ha dimostrato che, per ottenere risultati incoraggianti sul piano dell’efficienza, occorre investire risorse. Questo dimostra che le carenze reali – lentezza, arretrato, scarsità di personale e infrastrutture – non derivano da “porte girevoli” tra magistrati, ma dacarenze di organico, inefficienze gestionali e sottofinanziamento, criticità su cui sarebbe più utile concentrare gli interventi.

Sotto questo profilo, la riforma è anche un enorme spreco di risorse, dal momento che la triplicazione degli organi (da un CSM a due CSM e un’Alta Corte disciplinare) triplicherà i costi di gestione: tali risorse, non avrebbero potuto, più utilmente per i cittadini, essere destinate al funzionamento ordinario della giustizia?