A proposito di riforma della giustizia, cosa non c’è in questa legge?
Questa legge, che viene definita di riforma della giustizia, non riforma affatto la giustizia, cioè non rende più brevi i tempi dei processi, non aumenta il numero né dei magistrati né del personale tecnico e amministrativo, non stabilizza i 5.000 magistrati onorari che impediscono il definitivo ingolfamento del sistema, non migliora la dotazione strumentale, non rafforza la digitalizzazione: non va, quindi, nell’interesse dei cittadini. Lo ha dovuto ammettere persino il ministro della Giustizia.
E si badi che l’inefficienza della giustizia è un problema soprattutto per gli indigenti nel processo civile e per gli innocenti nel processo penale. I benestanti possono tranquillamente aspettare una sentenza a loro favorevole; gli indigenti nell’attesa possono andare in rovina.
Allo stesso modo, ai colpevoli il decorrere del tempo regala il beneficio della prescrizione, mentre agli innocenti porta anni di tormento in attesa dell’assoluzione.
Tutto ciò è aggravato dalle politiche governative in materia penale.
In un periodo storico in cui la povertà assoluta colpisce un decimo della popolazione italiana, in cui milioni di persone vivono sulla soglia dell’impoverimento, in cui servizi pubblici fondamentali come la sanità e l’istruzione sono in grave sofferenza, in cui bisogni fondamentali come quello alla casa non trovano soddisfazione, in cui i diritti dei lavoratori sono violati al punto da avere una media di tre morti sul lavoro al giorno, il governo risponde al crescente disagio sociale solamente tramite la repressione penale, producendo un’insensata proliferazione dei reati scaturenti dal disagio o dal dissenso. Il tutto mentre, nello stesso tempo, riduce le responsabilità di politici e amministratori e si propone di assicurare l’impunità alle forze dell’ordine che eccedano nelle azioni repressive.
Il fallimento delle politiche governative finisce così per gravare sulle carceri, considerate una sorta di discarica sociale. Altro che perseguire la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione! L’associazione Antigone ci dice che al momento dell’entrata in carica del governo Meloni, le persone in carcere erano circa 56mila. A fine 2025 sono diventate quasi 64mila. Il tasso di affollamento è passato da circa il 120 per cento dell’ottobre 2022 a circa il 139 per cento attuale. Nel 2024 è stato registrato un numero record di 91 suicidi e nel 2025 di 79. Il tasso di suicidi tra i detenuti è più di 20 volte superiore rispetto alla media della popolazione italiana.
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