Orazione di Paolo Baruffa tenuta a Malga Campetto di Recoaro il 31/08/2025

Malga Campetto 2025

MALGA CAMPETTO di Recoaro, fulcro delle formazioni partigiane “A. Garemi”
31 Agosto 2025

Buongiorno a tutti.

Mi unisco ai saluti e alle parole di tutti quelli che mi hanno preceduto. Saluto tutti voi partecipanti, le Autorità civili e le comunità che rappresentano, le sezioni ANPI del vicentino e del padovano, voi cittadini. Un saluto particolare ai familiari dei Partigiani.

Oggi, una volta tanto, non commemoriamo direttamente episodi di ferocia contro civili o partigiani – ma mi è stato comunque difficile preparare questa orazione. Le guerre che continuano, nella quasi dimenticata Ucraina e in particolare il massacro che sta proseguendo in Cisgiordania, a Gaza, mi hanno messo in difficoltà nel rapportare quello che sta succedendo con quello che ricordiamo… Però il mio faro continuano ad essere le parole di Teresa Peghin “Wally”!

Le sue parole e la sua indignazione contro la guerra, il suo bisogno (e augurio!) di Pace, la sua disperazione davanti alle immagini dei telegiornali. Ci siamo promessi di seguire i suoi passi, lo facciamo anche oggi!

L’ultima ricostruzione storica delle vicende di Malga Campetto è raccontata da Giorgio Fin e Giancarlo Zorzanello nel volume ‘Con le armi in pugno’ del 2019.

Altre ricostruzioni precedenti sono state fatte tra gli altri da Mario Faggion e Giorgio Trivelli. Segnalo anche un bellissimoarticolo del 2024 scritto da Michele Santuliana per la rivista ildolomiti.it.

Il mio apporto di oggi sarà invece di focalizzare alcuni aspetti dietro il fatto storico – che riassumerò soltanto.

Dopo la soppressione del gruppo partigiano comunista di Fontanelle di Conco, dall’11 gennaio 1944 un gruppo di giovani partigiani si rifugia all’Albergo Spitz, guidato da due dirigenti comunisti (Raimondo Zanella “Giani” e Romeo Zanella “Germano”). Il gruppo è composto da giovani di Padova, Schio, Valdagno, Recoaro e Vicenza.

Sono RIBELLI : renitenti alla leva di Salò e antifascisti, vogliono combattere i nazifascisti.

Sono inviati dall’organizzazione comunista clandestina ma mandati anche da esponenti socialisti e azionisti. Ricevono sostegno dalla popolazione locale e aiuto dal partito e dal CLN in vallata. Allo Spitz ricevono la visita del parroco di Fongara – che poi sarà arrestato per questo motivo e liberato solo con l’intervento del vescovo di Vicenza. Ricevono anche le prime armi da fuoco: fucili, bombe e 4 mitragliatrici che gli permettono di cominciare ad organizzarsi militarmente.

Per ragioni tattiche il gruppo si sposta presto dallo Spitz a Malga Campetto, che è meno facilmente raggiungibile e ha il vantaggio dei collegamenti con le valli dell’Agno e del Chiampo. Vivono le difficoltà e il disagio logistico di stare in una malga in pieno inverno. Sono oltre una ventina e prendono il nome di Distaccamento garibaldino “Fratelli Bandiera”: sarà il primo nucleo delle future brigate d’assalto “A. Garemi”. Dal 16 al 18 febbraio 1944 sono coinvolti in un rastrellamento operato da circa 300 nazifascisti. Circa dieci volte tanto! Ma vengono avvertiti per tempo e si sganciano senza perdite, dividendosi in pattuglie e coprendosi reciprocamente. Causano una ventina di perdite ai nazifascisti e si rifugiano nelle contrade delle valli dell’Agno e del Chiampo, dove la popolazione li accoglie, nasconde, rifocilla. Anche se devono abbandonare Malga Campetto, riscuotono un successo militare e propagandistico: altri giovani ora sanno che nell’alta valle dell’Agno c’è chi combatte i nazifascisti “con le armi in pugno”! Il gruppo si ricompone e si allarga: arrivano splendide figure partigiane come per esempio Luigi Pierobon “Dante” di Cittadella, che con Clemente Lampioni “Pino” saranno comandante e commissario politico della Brigata Stella – una delle eredità più importanti nate dal gruppo di Malga Campetto.

Questo il riassunto del fatto storico. La prima riflessione che vi pongo, come sempre è quella della giusta Ribellione.

A Malga Campetto ricordiamo insieme un piccolo gruppo di uomini che ebbero il coraggio di pensare, trovando la forza di ribellarsi alla guerra, alla dittatura e all’invasore. Si trovarono ad operare in condizioni difficilissime ma avevano il sostegno della popolazione. Io vedo il valore della scelta etica, morale, di ribellione alla guerra e all’ingiustizia. La scelta palese da parte di quei giovani saliti in montagna – ma anche quella scelta silenziosa da parte della maggior parte della popolazione che li appoggiava, soprattutto in quei mesi. E la scelta del ribelle, della Resistenza in particolare, è una scelta che arriva dalla nostra umanità. Allora il pensiero torna a Teresa, la cui umanità non le faceva tollerare alcuna ingiustizia e alcuna guerra – non quella della sua gioventù, ma tantomeno quelle di oggi. Penso che dobbiamo raccogliere ogni occasione per ribellarci a ciò che di orrendo succede nel mondo – e in questo momento in particolare nella striscia di Gaza – e per manifestare, esprimere insieme questo rifiuto del disumano!

La seconda riflessione che mi viene sempre in mente pensando alla Resistenza è la trasversalità.

Ho citato all’inizio il primo gruppo partigiano, quello di Fontanelle di Conco, dove a Malga Silvagno i partigiani comunisti sono stati fisicamente eliminati dagli altri. Malga Campetto invece è la dimostrazione dei risultati migliori e più significativi della Resistenza: un approccio diverso, un andare oltre le proprie appartenenze ha permesso di far nascere e sopravvivere e crescere la Resistenza in quella che è stata “una tra le più importanti e tormentate valli alpine”. Andare oltre l’apparenza ha permesso a Pino di restare nel gruppo di Malga Campetto – e di restarci da valoroso, da leader riconosciuto. Ancora più chiaro l’esempio di Dante, comandante della Stella, martire e M.O.V.M., che da cattolico scelse consapevolmente di combattere nelle formazioni garibaldine – e lo fece soprassedendo non alla propria convinzione cristiana, ma alla propria appartenza. Per entrambi il dovere umano di ribellarsi al fascismo e all’ingiustizia e di combatterli, qualsiasi forma e colore assumano, era prioritario rispetto a tutto il resto!

In questi anni tragici una delle cose che mancano è proprio la trasversalità. Manca il “sapersi sorpassare” e saper guardare l’altro nella sua umanità. Invece respiriamo meschinità, giochetti, inganno, sudditanza. La lancio come provocazione indignata: cosa proviamo sapendo che una forza politica che nel 2015 all’opposizione chiedeva il riconoscimento di uno stato palestinese, oggi che è la prima forza di governo sullo stesso tema ha preso – nella forma e nella sostanza – una linea incomprensibile? ( «il riconoscimento dello Stato di Palestina, senza che ci sia uno Stato della Palestina», potrebbe «addirittura essere controproducente per l’obiettivo»).

Ma cosa significa???

E allora cosa facciamo?

Aspettiamo che non ci siano più palestinesi, così il problema non si pone più???

Ecco: esempi di ipocrisia come questo facevano indignare Teresa. E se permette, anche il sottoscritto – e penso anche voi…

Finisco con una citazione che va nel senso contrario:

“esistono sempre al mondo 36 Giusti, nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno d’esserlo ma quando il male sembra prevalere escono allo scoperto e si prendono i destini del mondo sulle loro spalle e questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo”

Io adoro questo brano del Talmud ebraico.

Lo adoro perchè è una descrizione netta della Giustizia.

E tra l’altro fa capire in maniera netta che una cosa è la cultura ebraica, cosa completamente opposta è il dominio – che uccide in maniera criminale! – del governo di Netanyahu.

Sta a noi sapere riconoscere il male e uscire allo scoperto…

Allora Viva i giovani di Malga Campetto e tutti quelli che, come loro, che il male lo hanno saputo riconoscere!

Paolo Baruffa