Quargnenta, 22 febbraio 2026
Ricordiamo brevemente i fatti:
La mattina del 20 febbraio 1945 i fascisti della Brigata Nera di Valdagno, una cinquantina, informati da una spia prezzolata dell’esistenza in località Grilli di Quargnenta di un rifugio dove si nascondevano alcuni partigiani, tesero loro un agguato nelle vicinanze delle case e sorpresero una piccola pattuglia di partigiani della brigata Stella che si stava avvicinando. Sparando per catturarli uccisero subito Guerrino, il più giovane del gruppetto e riuscirono a catturare Riccardo e Ortiga.
Li trascinarono nella corte e prelevarono da casa sua Santo Faccin, il padre del giovane partigiano ucciso. Riuscirono ad individuare il nascondiglio dove erano nascosti Ferro, un altro figlio di Santo, e Drago, un partigiano lì nascosto perchè ferito. Dopo un paio d’ore di botte e dopo aver razziato le case liberarono il padre e abbandonarono la corte trascinando via i 4 partigiani catturati. Giunti alla Ruara continuarono le sevizie e le torture e infine li uccisero e li abbandonarono sul posto.
Ricordiamo e nominiamo i caduti
- Gaudenzio Costantino Faccin di 18 anni e
- Danilo Faccin di 21, i due partigiani di Quargnenta
- Bovo Lucato di 24 anni, era di Brogliano
- Silvano Roncari 23 anni di Vestenanova
- Antonio Povolo di 23 anni era di Recoaro, San Quirico
E’ stato grande il contributo dato dalle comunità di Brogliano e Quargnenta alla Liberazione dal nazifascismo e voglio in questa occasionenominare gli altri partigianicaduti di questo Comune:
- a Bocchetta di Marana il 3 luglio 44 persero la vita Antonio Cracco di 19 anni e Giovanni Tessari di 20
- ai Facchini di Recoaro il 2 agosto 44 fu ucciso Faustino Frizzo di 22 anni che risiedeva a Recoaro ma era nato a Brogliano
- Otello Cabianca di 17 anni perse la vita a Velo Veronese il 2 agosto 44
- a Marola di Chiuppano il 26 agosto 44 fu ucciso Nello Tarquini di 19 anni
- Giovanni Gaetano Cocco di 22 anni ed Ernesto Corato di 18 furono uccisi nel rastrellamento tedesco della Piana il 9 settembre 44
- lo stesso giorno un battaglione di rastrellatori catturò a Brogliano Francesco Nardi di 20 anni, e fu fucilato a Piovene Rocchette assieme ad altri 3 ostaggi catturati.
- Nel drammatico epilogo della Liberazione, in uno scontro a fuoco con partigiani incaricati dal CLN di arrestare Giuseppe Marozin, ad Arzignano perse la vita Angelo Massignan di 30 anni.
- Un ricordo riconoscente oggi anche aTeresa Peghin, che ci ha lasciati quasi un anno fa, che mai mancava a questa ricorrenza. Anche lo scorso anno, due settimane prima di morire, non poteva essere presente ma ci fece giungere le sue parole.
Di cosa devo parlare? Ho chiesto quando mi è stato proposto di tenere il discorso per l’Anpi nella commemorazione odierna.
Ho chiesto e mi sono chiesta.
E mi sono data subito la risposta: devo parlare della guerra. Avevo parlato anche quattro anni fa, in questa stessa ricorrenza, della guerra. Che proprio in quei giorni si incrudiva e stava deflagrando in Ucraina, nel cuore d’Europa, e che avrebbe immediatamente coinvolto, e travolto direi, la stessa UE.
Un pezzo della terza guerra mondiale a pezzi, come l’ha definita Bergoglio.
Lo devo fare anche oggi perché in questi quattro anni che sono passati da allora abbiamo visto precipitare il nostro mondo in uno scenario ancor peggiore di quello che allora paventavo. Abbiamo visto la mostruosa disumanità del genocidio perpetuato a Gaza, portato avanti col silenzio complice e col sostegno interessato dei nostri governi: due milioni di persone – da trent’anni costrette a vivere in una specie di enorme campo di concentramento – bombardate indiscriminatamente, private delle loro case, costrette a fuggire da nord a sud, da sud a nord, ridotte alla fame e impedite di ricevere anche gli aiuti delle organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite, ospedali bombardati, medici e sanitari uccisi, nell’indifferenza delle nostre “democrazie occidentali”.
La mattanza è rallentata solo quando l’indignazione popolare, da noi in Italia e nel mondo, ha cominciato a montare rischiando di fermare gli ingranaggi del sistema e di mettere in difficoltà i manovratori. Ma le uccisioni non si sono fermate, sono 600 i morti palestinesi a Gaza e in Cisgiordania dopo che Trump ha annunciato la pace.
E intanto decine di migliaia di esseri umani a cui è stata tolta la vita, bambini, donne, uomini, vecchi sono sepolti sotto le macerie. Sui loro cadaveri, impastati a quelle macerie, oggi si vorrebbe intraprendere un nuovo grande affare, che ha l’aspetto di una enorme speculazione edilizia, nel perfetto stile del suo ideatore, ma soprattutto il progetto finalizzato ad espellere definitivamente i palestinesi dalla terra in cui sono nati per impossessarsene.
Il nostro governo, anziché prendere le distanze da questo progetto disgustoso, ci ha detto che è interessato. Al momento, per grazia, solo come “osservatore”. Ma a quanto sembra già disposto a concedere supporto logistico, ed anche i nostri industriali imprenditori, a quanto si capisce, sarebbero interessati ad “osservare”.
Ma cosa dobbiamo “osservare “di questa immane brutalità?
Tanto più che l’altro fine esplicito di questo progetto, per niente nascosto, anzi esibito, è quello di scardinare e far saltare quegli organismi internazionali, sorti come strumento di soluzione delle controversie fra gli Stati proprio all’indomani del disastro e delle devastazioni della seconda guerra mondiale. Mi viene da chiedere se esistano ancora gli Stati nell’occidente “democratico” o se questi servano solo a mascherare il vero potere esercitato ormai solo dai potentati economici.
La crisi globale prodotta dal “liberismo reale”, che vede l’arricchimento di pochi potenti e l’impoverimento via via di sempre più larghi strati di popolazione, ha aperto ampi spazi alle nuove ideologie nazionaliste, sovraniste, suprematiste, che di “nuovo” per la verità, per chi rifletta un po’ sulla storia del novecento, hanno ben poco, perché presentano molti aspetti propri del fascismo. E già le vediamo all’opera nello sperimentare la loro vocazione antidemocratica e autoritaria.
Queste ideologie si innestano dove si manifestano le criticità del sistema liberista. E se da un lato non pongono in discussione il libero mercato – indiscusso, indiscutibile principio unico, irreversibile e totale, affermato nel nostro Occidente “democratico” proprio come una ideologia “totalitaria” – dall’altro non intervengono con politiche di promozione sociale bensì con sussidi o prebende, a seconda dei casi, utili a vincolare la fedeltà elettorale.
Ecco, se oggi vogliamo ricordare e onorare la memoria delle cinque giovani vite interrotte quel giorno di 81 anni fa qui a Quargnenta, dobbiamo ricordare anche la lezione che quegli uomini ci hanno dato. Per vivere almeno consapevolmente il nostro presente, il nostro oggi. Quei giovani, sapendo di mettere a rischio la propria vita, decisero di sottrarsi, di opporsi, di combattere nazismo e fascismo. Avevano sperimentato che l’esito inevitabile di quelle ideologie era la guerra, che aveva sconvolto le loro vite e devastato i loro paesi.
Bovo Lucato chiudeva i suoi messaggi al commissario di brigata Rigodanzo con la formula “saluti patriottici”.
Qual’era l’idea di patria che prefiguravano i partigiani con la loro lotta?
Non era certo la patria che aveva mandato i suoi “sudditi” ad aggredire altre popolazione in giro per l’Africa e l’Europa.
Uguaglianza, giustizia e libertà erano i principi che ispiravano il loro agire.
Democrazia partecipata, stato sociale, ripensamento radicale del concetto di patria e unità nazionale, una idea di sovranità popolare “costituente” proveniente dal basso, in grado di unire ed associare senza costringere. Quella che poi è stata scritta in Costituzione, che anche oggi, quando di nuovo si affacciano i tempi bui, deve ispirare il nostro agire.
Avendo ben chiaro che la guerra è l’esito inevitabile anche delle nuove ideologie nazionaliste, sovraniste, o trumpiste che si vogliono imporre.
E ci sono anche oggi i partigiani e le partigiane che mettono in gioco le loro vite per opporsi all’incivilimento della disumanità, della brutalità, della guerra: ne ricordo alcuni:
- Renée Nicole Good e Alex Pretti, entrambi uccisi il mese scorso a Minneapolis dagli agenti dell’ICE inviati da Trump. Hanno dato la vita per interporsi coi loro corpi ai rastrellamenti indiscriminati e brutali dei loro concittadini lavoratori immigrati;
- – i 278 giornalisti uccisi dall’IDF a Gaza, che si sono opposti al genocidio col solo mezzo del documentare e filmare, per permettere al mondo di vedere quanto stava accadendo e a noi di indignarci ed opporci.
Voglio oggi onorare la memoria anche di questi caduti, assieme a quella dei cinque partigiani uccisi qui a Quargnenta 81 anni fa.
Brigida Randon
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