Orazione commemorativa di Martina Tassetto
Dino non fu un nome isolato fra le tante vittime di quei tragici anni: fu un ragazzo che, come molti altri, sentì la responsabilità delle proprie azioni e scelse di non restare inerte davanti all’ingiustizia. Entrò in contatto con i partigiani e, con lucida consapevolezza, partecipò all’organizzazione della Resistenza, decidendo di combattere per la libertà e la dignità umana.
Un aspetto a cui penso spesso è che all’epoca i partigiani fossero considerati pochi, deboli, incapaci di cambiare davvero il corso degli eventi. Una retorica marginalizzante che mirava a sfiancare l’organizzazione di gruppi di opposizione. Una retorica che suona familiare anche a noi…
Eppure la Resistenza vinse. Tutto grazie a persone costrette a scegliere la sottomissione o la resistenza e che hanno deciso di credere in una nuova Italia democratica, riuscendo a ribaltare la dinamica di oppresso e oppressore e ristabilendo l’equilibrio.
Nel 1945 molti giovani come Dino persero la vita per questi ideali. Solo tra i partigiani furono circa 45.000 le giovani esistenze spezzate. Se pensiamo a questi numeri, se immaginiamo ragazzi della nostra età a cui è stata strappata la vita per l’interesse di pochi è inevitabile provare dolore, indignazione e responsabilità.
Ora ricordiamoci che non stiamo parlando solo di storia, ma anche di attualità.
DIRITTO INTERNAZIONALE
Nel ricordare il sacrificio di Dino, dobbiamo anche riflettere sul valore delle regole che chi ha vissuto le vere ingiustizie, ha costruito dopo la guerra. Il diritto internazionale, emerso dai drammi della Prima guerra mondiale e reinvigorito dopo la Seconda, nasce per garantire che la forza non prevalga sulla legge. Quando il diritto internazionale non viene rispettato, ne segue caos e violenza.
In questi giorni, il mondo intero ha assistito a un fatto di gravità storica: un’azione militare diretta degli Stati Uniti in Venezuela, culminata con l’incursione non preventivamente autorizzata dal Congresso a Caracas e la cattura del Presidente Nicolás Maduro, poi criticata in molti Paesi come una violazione del principio di non uso della forza alla base del diritto internazionale.
Forse non tutti sanno che a Vicenza, nella caserma Dal Din, è stanziata la 173ª Airborne Brigade dell’esercito statunitense, una forza aviotrasportata che rappresenta la presenza militare permanente degli Stati Uniti sul nostro territorio. Questa unità ha partecipato a guerre di aggressione come l’Afghanistan e la Seconda Guerra del Golfo, conflitti che hanno prodotto distruzione, vittime civili e gravi violazioni dei diritti umani.
Oggi la brigata è coinvolta in attività di addestramento e supporto militare in contesti come la Somalia e nel quadro del conflitto ucraino, contribuendo alla logica della guerra permanente e alla militarizzazione delle relazioni internazionali.
La presenza di questa base a Vicenza non è una garanzia di sicurezza, ma rende la città parte di conflitti decisi altrove e contraddice il principio di non uso della forza sancito dal diritto internazionale.Quest’ultimo quindi, non è una formula astratta: è un insieme di regole che cercano di preservare la dignità, la sovranità e la libertà dei popoli. Quando queste regole vengono aggirate o ignorate in nome di presunti interessi strategici o economici, si mina la stessa idea di pace e si accendono nuove tensioni che possono trascinare intere popolazioni in conflitto.
COSTITUZIONE
Allo stesso modo, la Costituzione italiana è un patto solenne. È un documento che vuole prevenire l’abuso della forza e garantire che la libertà non sia un’etichetta manipolata in nome di interessi di parte.
LIBERTÀ
Ciò che la Resistenza e il compagno Dino Carta insegnano, è che la libertà non è un premio da conquistare, è un valore da difendere, anche quando le probabilità di vittoria sembrano avverse.
Ma allora mi chiedo: ci soffermiamo mai abbastanza su cosa voglia dire “libertà?” Questa parola così bella che ormai puzza di manipolazioni ed è stata negli anni stropicciata da colonialisti occidentali e classi dirigenti avide di potere.
La nostra Costituzione, che nasce proprio in quel contesto, tutela la libertà? Quale “libertà”?
E allora ecco qui un altro aspetto che trovo meraviglioso della Costituzione italiana. Nei primi 12 articoli fondamentali , la parola libertà non viene citata. Perché? Non è forse fondamentale? Nella prima parte della Carta Costituzionale si stabilisce il quadro valoriale e politico del Paese: la dignità della persona, l’uguaglianza, la democrazia, la pace e il ripudio della guerra, l’unità e l’autonomia e la tutela delle minoranze. Questo perché senza questo quadro, senza i fondamenti antifascisti dello Stato, la libertà non può esistere. La libertà non è un concetto generico o retorico, ma è giuridicamente definita, limitata solo dalla tutela della dignità umana e della democrazia.
E allora, quando pensiamo ai partigiani antifascisti, quando ci dichiariamo antifascisti, cerchiamo di non pensare soltanto alla parola “libertà” svuotata della sua essenza ontologica, ricordiamoci i valori che costituiscono le fondamenta della libertà.
Non dichiararsi antifascisti significa ripudiare i valori su cui si basa l’equilibrio del nostro Stato.
Essere antifascisti oggi significa non solo ricordare chi si oppose al nazifascismo, ma anche riconoscere e difendere quei principi fondamentali quando vengono minacciati: il rispetto del diritto internazionale, la salvaguardia dei diritti umani, la dignità di ogni essere umano.
Significa saper guardare oltre la retorica e capire che la libertà non è un’idea vaga, ma un impegno quotidiano.
INVITO ALL’INFORMAZIONE
Allora mi permetterete di fare un invito: un invito a informarsi, studiare e dichiararsi antifascisti, perché oggi non esserlo significa accettare l’indifferenza. In un’epoca in cui abbiamo accesso immediato alle informazioni, non esistono scuse per l’ignoranza, il silenzio o la passività di fronte alle stragi nel mondo. È responsabilità di ciascuno prendere posizione, restare vigile di fronte alla disinformazione e resistere alla narrazione che ci vuole distratti e impotenti. Il coraggio di Dino Carta, che fino all’ultimo istante non tradì i suoi compagni nonostante torture e interrogatori, resta un esempio concreto di questa resistenza.
Dino Carta mi sprona ad essere consapevole delle violenze che sono state necessarie per arrivare alla nostra Costituzione e ai principi del diritto internazionale. Dino Carta mi invita a non dimenticare ciò che lui e tanti altri hanno passato per non permettere che succeda ancora.
Dino non è solo una figura da isolare nel nostro passato: è una guida per la resistenza presente e futura.
Oggi qui lo ricordiamo come un compagno coraggioso e onorevole, ma anche come un esempio di ciò che significa assumersi responsabilità come singoli, anche a costo della vita, per la libertà e la dignità di tutte.
Oggi ricordiamo Dino Carta, non solo come partigiano, ma come un ragazzo giovanissimo che seppe scegliere. In un tempo in cui la paura spingeva al silenzio e all’obbedienza, Dino decise di assumersi una responsabilità più grande della sua età: stare dalla parte della giustizia. Organizzarsi con i compagni, rischiare ogni giorno, resistere anche quando tutto sembrava inutile. Gli dissero che i partigiani erano pochi, che non avrebbero cambiato nulla.
Eppure, grazie a ragazzi come lui, la storia ha preso un’altra direzione.
Dino resistette fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo respiro, senza tradire, senza arretrare. Il suo sacrificio non è solo memoria: è un richiamo vivo a ciò che siamo e a ciò che dobbiamo difendere. Perché la libertà di cui oggi godiamo nasce anche dal coraggio di chi, come Dino Carta, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Ricordarlo significa non lasciare mai soli i valori per cui ha dato la vita
ora e sempre resistenza!
Martina Tassetto
Saluto di Michele Garbin Anpi Giovani “Btg. Amelia”
Porto il saluto da parte mia e della sezione Anpi “Btg. Amelia” alle Istituzioni presenti, alle Forze dell’ordine, ai cittadini, al corpo docenti e soprattutto alle studentesse e agli studenti.
Oggi è proprio a voi giovani che voglio parlare.
Siamo qui per ricordare Dino Carta: studente del Patronato Leone XIII, dell’Istituto “Rossi” e promettente giocatore del Lanerossi Vicenza. Dino era giovanissimo, nemmeno ventenne quando nel 1944 prese una decisione coraggiosa: mettere la vita a servizio del suo futuro e di quello del suo paese. Prese contatto con i partigiani della Brigata “Argiuna” e su loro ordine si arruolò nella polizia ausiliaria per agire come spia dall’interno. Dopo quasi un anno di attività, tradito da un compagno, venne convocato a Villa Girardi, detta “Villa Triste” in via Fratelli Albanese, per essere interrogato e torturato. Riuscì a scappare fino a qui, in via Calderari dove venne raggiunto e ucciso.
Oggi non ricordiamo le atrocità dei torturatori fascisti, dei criminali di guerra nazisti e nemmeno il contributo dato dalle forze armate Alleate per la nostra liberazione. Oggi siamo qui per ricordare un partigiano, non perché i partigiani abbiano vinto la guerra: la guerra non l’hanno vinta loro – in molti dopo furono trattati alla stregua di delinquenti comuni, costretti a emigrare per trovare un lavoro.
Oggi ricordiamo un partigiano per il contributo fondamentale che il sacrificio di una generazione ha dato al Paese.
Da un punto di vista militare senza la Resistenza, senza le azioni di guerriglia, di spionaggio e di sabotaggio, la guerra in Italia non sarebbe finita alle ore 14.00 del giorno 2 maggio 1945. A dirlo sono i resoconti postbellici dell’intelligence americana che hanno dovuto riconoscere ai partigiani di aver risparmiato alle forze alleate altri mesi di guerra e alla popolazione civile altri bombardamenti ed eccidi criminali.
Da un punto di vista politico senza il sacrificio di Dino e di chi come lui ha compiuto quella scelta, gli Alleati non ci avrebbero mai concesso di scegliere la forma di stato repubblicana con un referendum, tanto meno di dotarci di una costituzione scritta da noi, come non fu mai permesso alle altre due forze dell’Asse sconfitte: Germania e Giappone.
Da un punto di vista morale, infine, non ci saremmo mai liberati come popolo del disonore di aver dato vita e di aver creduto all’ideologia più reazionaria, retriva e violenta della contemporaneità: il fascismo, da cui discende il nazismo. Il disonore di aver portato con la nostra indifferenza il mondo in una seconda guerra mondiale.
Quella di oggi però non deve essere solo una giornata dedicata al ricordo e ai meriti storici della Resistenza: oggi siamo qui anche per guardare a quel futuro per cui Dino si è sacrificato.
È una giornata nostra, di noi giovani. Voi state entrando nell’età dei venti, io in quella dei trenta, ma condividiamo l’appartenenza alla stessa generazione, la gen z, la generazione del risveglio e del cambiamento. Non lo dico io: lo dicono le piazze del Nepal, del Bangladesh, del Sri Lanka, dell’Iran, dell’Indonesia, delle Filippine, del Kenya, del Marocco, del Madagascar, della Tanzania, del Mozambico, del Camerun, del Perù, del Messico e del Paraguay; lo dicono le piazze europee e italiane sempre più grandi, che ci sono state e che ci saranno.Tra qualche anno toccherà a noi essere la classe dirigente di questo paese.
Avremmo l’onere e l’onore di fare quello che la politica della nostra giovane Repubblica non è ancora riuscita a fare in ottant’anni: attuare il sogno dei Padri Costituenti, quello di una società italiana ed europea più equa e solidale. Ma fino ad allora dobbiamo continuare a istruirci, perché solo la conoscenza ci potrà dare i mezzi necessari per plasmare il futuro quando sarà nelle nostre mani, in modo che ci possa essere un futuro anche per chi verrà dopo di noi.
Ricordiamoci che questo è il nostro momento, siamo noi i protagonisti inascoltati di questo tempo. E più tenteranno di silenziarci, più dovremo urlare e più tenteranno di sedare il cambiamento che incarniamo, più dovremo lottare.
Oggi, ricordiamo Dino Carta e il grande insegnamento che ci ha impartito il suo sacrificio e quello degli oltre 50.000 partigiani morti per la Patria: il futuro è nostro e se questo grigio e logoro presente non vorrà consegnarcelo, avremo tutto il diritto di prendercelo.
Onore a Dino Carta
Viva l’Italia del futuro
Viva la Repubblica antifascista
Michele Garbin
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