26 Aprile 2026 a Schio – Orazione di Gabriella Casa

cerimonia 25 aprile a Schio

 Orazione di Gabriella Casa
Presidente Sez. Anpi Santorso

Oggi siamo qui per festeggiare, come ogni anno dal lontano 1945, la Liberazione dal nazifascismo. Un movimento di liberazione nazionale che rappresentò un momento storico di rottura con il passato fascista e gettò le basi per la nascita della Repubblica Italiana.

cerimonia 25 aprile a Schio
Cerimonia del 25 aprile 2026 a Schio

È stata una guerra di liberazione, una guerra civile, una guerra di classe e una lotta di genere che rese protagoniste le donne come mai nella storia del nostro paese. 80 anni fa, il 2 giugno 1946, le donne per la prima volta nella storia del nostro paese acquisirono il diritto di voto sia attivo che passivo, cioè non solamente il diritto di voto ma il diritto ad essere elette. E 21 di loro furono elette per partecipare all’assemblea costituente che avrebbe dato una svolta alla storia del nostro paese.

Ricordare il 25 aprile non è retorica, dovrebbe essere la festa principale dello Stato Italiano. Allora perché ancora oggi non tutti si riconoscono in questa celebrazione? Perché l’Italia è un paese che non ha ancora fatto i conti con la propria storia e non ha ancora reciso le radici che portarono a venti anni di regime totalitario.

Il fascismo nasce nel mito della forza e della violenza, della disuguaglianza delle nazioni, delle razze e dei sessi. Nasce da un concetto totalitario e assoluto di nazione. Non è finito il 25 aprile 1945. È stato fermato ma non eliminato, e per una complessità di fattori interni ed internazionali è rimasto all’interno dei corpi dello Stato.

Nessun fascista italiano presente nella lista dei criminali di guerra della commissione delle nazioni unite per i crimini di guerra è mai stato giudicato; fascisti che hanno commesso crimini in Jugoslavia, in Grecia, in Etiopia, in Albania, in Libia, in Francia, in Unione Sovietica — è mancata infatti una Norimberga italiana.

Parlare oggi di fascismo, essere antifascisti, non è, come molti vorrebbero far credere, un concetto superato, vecchio e stantio, ma è essere consapevoli che la posta in gioco è la Costituzione Italiana. Una Costituzione che è antifascista. Una carta che continua a resistere da quasi 80 anni a continui attacchi, che hanno lo scopo di impedirne la sua completa applicazione.

Questa è una anomalia solo italiana: di solito la Costituzione di un paese non ha nemici perché riflette i valori di quella comunità che rappresenta. È una Costituzione che è stata tollerata come una carta formale perché in questi 78 anni, ogni qualvolta i suoi elementi giuridici prendevano corpo attraverso le riforme applicative delle leggi costituzionali — come lo statuto dei lavoratori, il sistema sanitario nazionale, la riforma della scuola e dell’università, la legge Basaglia — l’Italia è stata costellata da stragi e tentativi di colpi di stato. E questo è scritto in molteplici sentenze che riguardano tutte le stragi compiute nel nostro paese.

Un paese che negli anni è stato segnato da centinaia di morti civili. Come fu in Sicilia, il 1° maggio 1947 con la strage dei lavoratori in festa a Portella della Ginestra, durante il periodo delle lotte per la riforma agraria. Come furono le stragi avvenute dal ’69 ai primi anni ’80, quando civili, uomini, donne e bambini si trovarono nel posto sbagliato al momento sbagliato: Piazza Fontana, Piazza della Loggia, il treno Italicus, la stazione di Bologna e altri ancora.

Sono vicende della nostra Repubblica che sono connesse senza soluzione di continuità con il nostro presente. Il tentativo di cambiare l’assetto costituzionale senza una discussione parlamentare e a colpi di maggioranza, per ora fermato dal referendum, segue un disegno ben chiaro: cancellare la Repubblica democratica parlamentare antifascista nata dalla Resistenza, che è espressione della Carta Costituzionale con i suoi valori fondamentali — equilibrio dei poteri, pluralismo, valore delle differenze nell’eguaglianza, giustizia sociale, ripudio della guerra, promessa di pace per le generazioni future.

Oggi ai giovani che manifestano per i propri diritti, che manifestano contro le guerre e i genocidi in corso, per i diritti dei migranti, che chiedono politiche strutturali a lungo termine per i cambiamenti climatici, libertà di espressione nelle scuole pubbliche, più diritti alla genitorialità — il Governo risponde con politiche securitarie fondate sull’aumento delle pene e sull’estensione dei reati.

In appena 5 anni, quasi 200.000 ragazzi e ragazze hanno lasciato il nostro paese. Per la prima volta nel dopoguerra, le nuove generazioni si vedono negare la libertà di scegliere il proprio futuro. E nonostante le crescenti disuguaglianze economiche, sociali e di genere, il Governo sceglie di investire soprattutto nell’industria bellica, non esitando a rimuovere i vincoli del patto di stabilità.

Oggi, in un contesto mondiale difficile e complesso, dove pochi autocrati stanno sconvolgendo le prospettive del nostro futuro e dove lo scoraggiamento e la sensazione di impotenza ci avvolgono, possiamo ancora agire, con una partecipazione collettiva che parta dal basso. Perché come la generazione della Resistenza ci ha lasciato in eredità un futuro possibile di libertà e giustizia sociale, anche noi abbiamo il dovere di stare dalla parte giusta della storia, dalla parte della umanità.

Legando in un filo rosso il passato con il presente, riporto alcune parti del discorso pronunciato nel 1955 da Piero Calamandrei durante una lezione agli studenti. Piero Calamandrei fu docente, avvocato, scrittore, politico, tra gli esponenti di “Giustizia e Libertà”, collaborò a movimenti clandestini durante la Resistenza e partecipò, come rappresentante del Partito d’Azione, alla Assemblea Costituente.

«L’articolo 34 della Costituzione dice: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo — “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” — corrisponderà alla realtà.

E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere!

Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta: questo è un testamento, un testamento di centomila morti.»

Allora io mi chiedo: oggi, 25 aprile 2026 — cosa dovremmo dire davanti a queste tombe, davanti a questi luoghi che hanno visto donne e uomini lottare per la giustizia e per un futuro di pace? Dobbiamo dire: grazie.

E concludo citando il pensiero di due persone.

Lidia Menapace,partigiana, nome di battaglia “Bruna”, insegnante, parlamentare e pacifista,

«Violenza e non violenza non cadono dal cielo e nemmeno da Hitler e Gandhi: sono sempre in mezzo a noi. Quando ci sono lotte anche forti, ma motivate con richieste di giustizia, dentro di noi si sveglia Gandhi, ma quando le coscienze sono fosche e annebbiate e i confini morali scompaiono, allora dentro di noi si sveglia Hitler: meglio lottare e spingerlo fuori dalla storia.»

Sandro Pertini, partigiano, componente del Comitato di Liberazione Alta Italia, già Presidente della Repubblica

«Dinanzi a costoro, dinanzi a questi cittadini che voi spesso maledite, dovreste invece inginocchiarvi, come ci si inginocchia di fronte a chi ha operato eroicamente per il bene comune.»

 Buon 25 aprile a tutte e tutti. Ora e sempre Resistenza 

Gabriella Casa
Pres. Sezione Anpi Santorso