25 Aprile 2026 – Piazza dei Signori, Vicenza
Intervento di Giorgio Dalle Molle
Presidente della sezione vicentina dell’Associazione nazionale ex deportati
Buon 25 aprile
Un cordiale saluto al sindaco, alle autorità, alle associazioni e soprattutto a voi cittadine e cittadini che avete scelto di essere qui oggi.
La festa della liberazione è la festa della resurrezione laica di un intero popolo oppresso per 20 anni da un regime dittatoriale e criminale, resa possibile da un’azione corale che è riuscita a superare incomprensioni e diffidenze delle varie anime, anche contraddittorie, che la componevano
Il 25 aprile purtroppo non è ancora la festa di tutti gli italiani, per alcuni è una festa divisiva, è vero, è divisiva, ma non perché è la festa di alcuni contro altri, ma perché segna una netta separazione tra
- Tirannide e Libertà
- Dittatura e Democrazia
- Barbarie e Civiltà
- Disumano ed Umano
Divisioni che ancora attraversano tante parti del mondo e condannano intere popolazioni a drammi e sofferenze che pensavamo appartenere ad un’altra epoca e ci interrogano sul nostro modo di essere ed agire.
Viviamo un tempo di trasformazioni epocali in cui la democrazia e la pace sono sempre piu’ minacciate, non ci può esser pace senza giustizia, il mondo è sconvolto da guerre, stermini indiscriminati di civili, emergenze umanitarie infinite, genocidi.Iran, Gaza, Palestina, Libano e Ucraina sono i nomi piu’ ricorrenti ma ci sono anche i conflitti e le catastrofi dimenticate del continente Africano e di tanti altri luoghi del sud del mondo di cui nessuno parla. Le vittime di ogni guerra sono soprattutto i civili perché il campo di battaglia è la quotidianità delle persone che viene travolta e annientata, le armi uccidono, distruggono, feriscono, mutilano non solo braccia e gambe, ma intere generazioni consentendo all’odio di crescere e dilagare.
Voglio ricordare alcuni passi dell’appello/giuramento di Mauthausen, uno dei luoghi dove l’umanità ha mostrato il peggio di sé, letto il 16 maggio del 1945 nel piazzale del campo in occasione del rimpatrio del primo contingente di sopravvissuti all’orrore
“Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quellodi Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni…….
La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi laconsapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli……
Dopo aver conseguito l’agognata nostra libertà e dopo che i nostripaesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo:
- Conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti
- Percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nellagrande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti
Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera!
Evviva la solidarietà internazionale! Evviva la libertà“

Il giuramento è la memoria della battaglia senza tregua che i popoli dell’Europa invasa hanno combattuto contro il fascismo e il nazismo, fu sottoscritto dai rappresentanti spagnoli, cecoslovacchi, francesi, tedeschi, italiani, belgi, greci, jugoslavi, ungheresi, austriaci, polacchi, russi, albanesi, olandesi, svizzeri, lussemburghesi, romeni.
Nessuna parola di odio per i propri aguzzini, solo il sogno e la volontà di costruire un mondo nuovo basato sulla solidarietà internazionale e la fratellanza, una visione profetica che incrociava il Manifesto di Ventotene, il primo germoglio di Europa era già nel cuore e nella testa di tanti deportati e di tanti perseguitati prima che Adenauer, Schuman e De Gasperi pensassero a farle compiere i primi passi
Le ferite possono diventare preziose, non lasciare spazio all’odio e alla vendetta e permettere rinascite.
Oggi siamo qui per commemorare, fare memoria insieme, dobbiamo continuare a raccontare ciò che è stato con rigore storico e partecipazione emotiva, ma non solo, il ricordo deve diventare responsabilità, credo sia molto importante commemorare, ma la commemorazione soprattutto se scivola nella retorica, da sola non basta.
Dalla commemorazione bisogna passare all’azione se vogliamo contribuire alla realizzazione di un mondo diverso, quello che ci hanno indicato donne e uomini soprattutto giovani di 20 anni e anche meno che alla metà del secolo scorso si sono arruolati volontari nella Resistenza, hanno fatto la storia donandoci la libertà, la pace, la democrazia e hanno consentito all’Italia, unico tra i paesi sconfitti, discriverela propria Costituzione, opera collettiva nata dal confronto e dall’incontro di sensibilità e culture diverse che hanno animato la guerra di liberazione: comunista, azionista cattolica, socialista, liberale e che a distanza di anni rimane solido baluardo contro le tentazioni di derive autoritarie.
Non possiamo lasciarli congelati nelle lapidi commemorative o nelle pietre d’inciampo, devono venire ad abitare in noi e ispirare la nostra vita, non possiamo tradirli.Solo così la memoria non rimane prigioniera del passato, ma vive nel presente e dialoga con il futuro.
Non dobbiamo aver paura di essere sovversivi, di parte, partigiani, dalla parte degli esclusi, degli invisibili, degli emarginati, degli ultimi, per un mondo più giusto, inclusivo e solidale dando opportunità e futuro a chi è piu’ in difficoltà a chi fa piu’ fatica, disposti anche a pagare di persona, senza clamori, le nostre scelte come lo sono stati gli antifascisti e i partigiani 81 anni fa.
Mai come ora in questa incerta condizione tra il provvisorio e l’irrimediabile è importante avere l’audacia e il coraggio di chi ci ha preceduto.
Il motto dei fascisti era “me ne frego”, essere ribelli e sovversivi oggi vuol dire prendersi cura di questo mondo ferito ed offeso per osare passi nuovi sulla via della pace.
Continuiamo a resistere, viva il 25 aprile
Giorgio Dalle Molle

