Dibattito parlamentare sulle modifiche alla Costituzione

Pubblichiamo una riflessione del Coordinatore Regionale ANPI del Veneto, Maurizio Angelini, sugli effetti delle riforme costituzionali in discussione al parlamento. L’anomalia segnalata, che riguarda la competenza nella dichiarazione di guerra, potrebbe essere traslata anche in altri ambiti, come nella elezione del Presidente della Repubblica e di tutti gli altri organi di garanzia, eccetera.

Parlamento della Repubblica

Dibattito parlamentare sulle modifiche alla Costituzione: la dichiarazione di guerra.

In questi giorni riprende alla Camera il dibattito sulle modifiche alla seconda parte della Costituzione, su cui con grande puntualità ed efficacia è intervenuta l’ANPI, soprattutto per iniziativa del nostro Presidente.

Segnalo che nel testo attualmente in discussione la deliberazione dello stato di guerra spetta alla sola CAMERA dei DEPUTATI (per la nota scelta, da noi contrastata, di svuotare di autentiche competenze e poteri il senato, peraltro eletto, nel progetto in discussione, con elezione di secondo grado). Si tratterebbe però di una Camera eletta, secondo il vigente Mattarellum e secondo quanto emerso finora nel c.d. Italicum, con SISTEMA ELETTORALE MAGGIORITARIO. Una decisione di tale portata potrebbe quindi essere assunta da una maggioranza parlamentare che non rappresenta assolutamente la maggioranza dei cittadini votanti; cosa del tutto anomala dato che una dichiarazione di guerra avrebbe conseguenze che toccherebbero la vita di tutti/e. La scarsa rappresentatività popolare di tale maggioranza parlamentare sarebbe inoltre aggravata se proseguisse il fenomeno dell’astensionismo.

Vedo che è in discussione alla Camera dei Deputati un emendamento, presentato dall’On. Carlo Galli, deputato modenese del Partito Democratico, docente di Storia delle Dottrine Politiche a Bologna, che, data la estrema delicatezza della materia (una vera questione di vita o di morte) propone che la dichiarazione dello stato di guerra sia deliberata dalla Camera dei deputati con maggioranza qualificata, cioè con il voto positivo del sessantasei per cento dei suoi componenti.
L’emendamento è stato sottoscritto da circa 150 deputati, appartenenti sia a gruppi di maggioranza che a gruppi di opposizione. Io penso che l’ANPI farebbe bene a divulgare questa questione e a sostenere la validità di questa iniziativa emendativa.
Sarebbe opportuno coinvolgere sulla questione, sia a livello romano, che nelle circoscrizioni in cui sono stati eletti, tutti i parlamentari. Una buona sintesi argomentativa sulla questione è presente nel sito libertaegiustizia.it.

Maurizio Angelini, Coordinatore ANPI del Veneto.