A.N.P.I. Vicenza

Categoria: Attualità

Quale normalità?


Una mano anonima ci ha regalato una perla di saggezza sul muro di qualche città, che è stata poi ripresa e moltiplicata in altre lingue in giro per il mondo. Essa recita: “non vogliamo tornare alla normalità perché quella normalità era il problema”.
Sì, non solo non era normale, ma una vera e propria aberrazione pensare di fare a meno degli altri; dire che la “società non esiste” e che lo Stato è una “bestia da affamare”, illudendosi di non avere bisogno dei suoi servizi, come la sanità pubblica e universale, persino per gli evasori fiscali.
Non scopriamo oggi la nostra fragilità; eppure, c’è ancora qualcuno che si sente invincibile, intoccabile, immortale.
Pur segregati in casa, magari lavorando, restiamo esseri sociali e responsabili. Nel dramma, possiamo discernere meglio ciò che è sostenibile, giusto, equo, da ciò che non lo è; ciò che di buono produce la globalizzazione da ciò che di essa va corretto al più presto; gli altruisti e generosi dagli egoisti e menefreghisti; le brave persone da quelle no; i politici dai ciarlatani; la fede, religiosa o laica che sia, dalla magia; fra chi pensa solo al profitto e chi alla salute, prima, e al lavoro, poi.
Maledetto virus, che per sopravvivere hai bisogno di seminare morte. Per questo, sarai sconfitto e ci libereremo di te un 25 Aprile, resterai un triste ricordo, ma anche un monito: perché c’è un mondo da ripensare, su basi nuove, diverse e migliori. Come 75 anni fa.

Marco Cantarelli

LA “RESISTENZA” DEGLI ULTIMI: UN 25 APRILE PER CHI SOFFRE

Il 25 Aprile di ogni anno, da settantacinque anni, ci aiuta a ricordare e a raccontare una parte straordinaria della storia italiana, all’interno del più ampio scenario della Resistenza europea, nel contesto di una tremenda guerra mondiale. La festa della Liberazione dal nazifascismo, con i suoi richiami alla democrazia, alla libertà, all’emancipazione può anche essere pensata e vissuta in sintonia con tutto ciò che oggi si discosta da questi importanti valori.


Per me questo particolare 25 Aprile 2020, così diverso da tutti gli altri per la pandemia legata al Coronavirus, vuole essere un richiamo forte alla “resistenza” degli ultimi: di tutti coloro i quali non possono a distanza di tanti anni godere di quei diritti che la nostra Costituzione ben garantisce sul piano dei principi. Un 25 Aprile all’insegna della solidarietà, della fratellanza, della condivisione con i più poveri, i più diseredati, i più emarginati. In questa ottica vorrei fare degli esempi partendo da tutto quello che ci è più vicino, per arrivare ad un richiamo, almeno ideale, a ciò che ci è fisicamente molto lontano.


In molte città italiane ci sono interi condomini occupati dai senza casa e non pochi irriducibili senza tetto vivono con sempre maggiore disagio sulle strade ormai deserte. Le mense cittadine sono in grande difficoltà e alla distribuzione dei sacchetti di viveri si affacciano, oltre a poveri e migranti, sempre più di frequente intere famiglie, disoccupati e precari che avendo perso il lavoro hanno grossi problemi di sopravvivenza. Lo stesso vale per le comunità di Rom e Sinti che non possono più svolgere i lavoretti consueti, chiedere l’elemosina, andare in giro a suonare e vivono segregate in spazzi angusti. Le lavoratrici del sesso sono del tutto prive di ogni sostegno non potendo più svolgere le loro consuete attività: spesso hanno figli da sfamare, affitti e bollette da pagare, quasi sempre uno sfruttatore o una organizzazione da ripagare; molte di loro sono alla disperazione. Anche nella nostra città è presente un carcere con problemi di sovraffollamento e negli ultimi mesi in tutte le carceri italiane, un sistema malato da tempo, il timore crescente del contagio riguarda detenuti e guardie carcerarie senza distinzione.


Del resto, appare sbalorditivo come in queste settimane in Italia, a causa del Covi-19, abbiamo riscoperto che esistono una gran quantità di poveri e un numero considerevole di bambini senza alcuna tutela, anche se in realtà inchieste e rapporti da tempo ne avevano denunciato la drammaticità. Solo in questo frangente ci accorgiamo di una sanità e una scuola resi inadeguati dai tagli sconsiderati degli ultimi due decenni; che intere filiere della nostra economia dipendono da una massa di migranti regolari e irregolari, che spesso lasciamo vivere in condizioni disumane nei tanti campi sparsi su tutto il territorio. Per non parlare del ruolo ormai insostituibile di una gran quantità di lavoratrici, spesso senza tutele, che sono presenti nelle nostre case e convivono con i nostri anziani. Scopriamo con una falsa ingenuità che esiste una “questione meridionale” che si è aggravata con il passare del tempo, che una criminalità organizzata sempre più agguerrita fa affari in tutto il paese sorretta da “zone grigie” sempre più ampie; nonostante tutti gli sforzi la corruzione continua a dilagare e sembra essere diventata un carattere endemico del nostro modo di essere.


Se solo si ha il coraggio di guardare con attenzione alla situazione internazionale il panorama si fa ancora più fosco. L’Europa dilaniata da mai sopiti egoismi nazionali, sembra sfaldarsi sotto il peso di frontiere chiuse anche al proprio interno e una burocrazia incapace di concepire e affrontare i problemi in termini di solidarietà. Le guerre sempre più numerose a tutte le latitudini (non solo in Iraq, Siria, Yemen e Libia) non sembrano fermarsi nemmeno davanti alle richieste dell’Onu di un cessate il fuoco per impedire che, in zone già devastate e indebolite dai conflitti, il Coronavirus possa mietere ancora più vittime.


La persecuzione sistematica di minoranze all’interno di vari stati nazionali continua in Cina come in Birmania, in Tibet come nel Kashmir, in molte aree dell’Africa e dell’America latina. Una massa crescente di migranti preme alle frontiere, sempre più blindate, delle zone più ricche del mondo; la situazione ambientale si aggrava con il passare degli anni: si pensi per fare un solo esempio al problema dell’acqua; molti sistemi sanitari e scolastici sono al collasso non solo nei paesi più poveri di Africa e America latina. Su tutti, compresi i paesi economicamente più ricchi, incombe lo spettro di una nuova crisi economica, perfino peggiore di quella del 2008.
Facciamo memoria di questa mole di problemi: nella nostra tradizione ogni 25 Aprile, di questi 75 anni, abbiamo sempre fatto risuonare nelle piazze il grido di viva la Resistenza, viva la Repubblica, viva la libertà e la democrazia, quest’anno facciamo in modo che risuoni altrettanto forte, nelle piazze virtuali, il grido di dolore degli “ultimi”: viva la giustizia sociale, viva la fratellanza, viva la solidarietà.

Michele Zanna

Un nuova casa comune

Si sbaglia di grosso Sallusti a gioire del regalo fatto dal virus «di liberarci, per la prima volta nel Dopoguerra, della retorica del 25 Aprile, quantomeno della sua rappresentazione fisica». Perché, pur in assenza di cortei, il 75mo anniversario della vittoriosa insurrezione della Resistenza al nazifascismo non passerà affatto in sordina, come indicano l’invito dell’Anpi a esporre simboli antifascisti da finestre e balconi, cantando Bella Ciao, o l’iniziativa “25 aprile 2020 #iorestolibero“, con la sua piazza virtuale in cui festeggiare insieme.


Sarà tuttavia, questo sì, un 25 aprile diverso, e non solo per l’assenza della sua «rappresentazione fisica».
Se il bisogno di riaffermare i principi di libertà dalla dittatura fascista, di rispetto della dignità umana, di solidarietà, di amicizia e di pace con tutti i popoli della terra è lo stesso di sempre, questa crisi di proporzioni planetarie sembra davvero gravida di nuove possibilità.


Evidenziando le contraddizioni del modello neoliberista dominante nel mondo, la pandemia ci offrirà l’occasione per rinsavire, per cambiare strada, per iniziare la transizione verso un altro paradigma? Le tante forme di solidarietà emerse man mano che l’isolamento sociale è diventato più duro, la creatività che tante persone hanno messo in campo per aiutarsi e per aiutare, il senso di comunità che qua e là è stato ritrovato potrebbero costituire il preludio di un futuro migliore? Saremo in grado, insomma, una volta vinta la guerra contro il “nemico invisibile”, di porre fine a tutte le guerre fratricide per combattere insieme il riscaldamento del pianeta e le disuguaglianze socio-economiche?


Oppure, quando la crisi sarà passata, lasciando una scia di morte, di sofferenza e di disoccupazione, tutto tornerà come prima? E, anzi, dopo il rallentamento obbligato del sistema produttivo, economico e finanziario, tutto riprenderà a correre a ritmi ancora più vertiginosi, sacrificando – ancora una volta e in modo ancor più predatorio – le esigenze degli ecosistemi sull’altare della necessaria ripresa economica? Le vittime della pandemia saranno morte invano?


Del resto, cosa ne è stato delle buone intenzioni espresse dopo la crisi finanziaria del 2008, malgrado all’epoca si dicesse che tutto sarebbe cambiato? Gli effetti di quella crisi sono ben noti: i cittadini si sono ulteriormente impoveriti, le disuguaglianze sono aumentate, la fiducia nelle istituzioni ha toccato il punto più basso e sono esplosi i populismi di estrema destra. E, infine, la momentanea caduta delle emissioni di gas a effetto serra ha ceduto rapidamente il terreno a un loro successivo aumento accelerato.


Eppure, malgrado tutto questo – e benché l’attuale chiusura dei porti ai migranti non autorizzi a farsi troppe illusioni -, non resta che sperare che questa volta sia diverso. Che, come scrive l’Anpi, questa crisi insegni «che possiamo venirne fuori solo tutte e tutti insieme», «nessuna esclusa e nessuno escluso».


Del resto, come evidenzia l’ecoteologo della liberazione brasiliano Leonardo Boff, se, quando il Covid-19 sarà stato vinto, «non avremo adottato i cambiamenti necessari, la prossima crisi potrebbe davvero essere l’ultima». Ed è per questo che «l’attuale pandemia rappresenta un’opportunità unica per ripensare la modalità in cui abitiamo la Casa comune, il modo in cui produciamo, consumiamo e ci relazioniamo con la natura».

Claudia Fanti

(In foto Leonardo Boff)

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25 Aprile, discontinuità dello stato e attuazione della Costituzione

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